Approfondimenti settimanali 18/06/2018

LA SCORSA SETTIMANA IN SINTESI

  • La BCE ha annunciato la fine del programma di acquisto di asset per dicembre, ma la sua forward guidance estremamente accomodante ha spinto l'euro al ribasso del 2% rispetto all'USD.
  • Come previsto, la Fed ha operato un rialzo del proprio tasso di 25 pb e una sorpresa aggressiva è arrivata dal rialzo più marcato di altri due rialzi entro la fine di quest'anno e di altri tre nel 2019.
  • I mercati emergenti sono stati trascinati al ribasso dagli annunci di politica monetaria che hanno rafforzato l'USD.
  • Jerome Powell, il presidente della Fed, ha dichiarato che l'economia americana è in ottima forma, una valutazione confermata da una serie solida di indicatori economici.
  • Sulla scia dell'annuncio di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, la tariffa del 25% che sarà applicata dal 6 luglio a più di 1.100 beni cinesi, per un valore pari a 50 miliardi di dollari, ha ravvivato il sentiment di avversione al rischio.

 

COSA ACCADRÀ?

  • Il vertice dell'OPEC di venerdì deciderà se ripristinare o meno la produzione di petrolio oggetto di tagli l'anno scorso.
  • Il Forum on Central Banking della BCE inizia questo lunedì con relatori di rilievo come Draghi, Powell e Kuroda.
  • Gli indici PMI Flash di giugno saranno probabilmente i dati salienti della settimana.

 

CONVINZIONI DI INVESTIMENTO

    • Scenario core
      • L'espansione globale è sincronizzata, autoalimentata e metterla a repentaglio non è semplice
      • La crescita degli Stati Uniti accelera verso il 3% e il ciclo di crescita della zona euro potrebbe aver raggiunto il picco.
      • Graduale aumento dell'inflazione negli Stati Uniti, ma nessun timore inflazionistico.
      • La normalizzazione della politica monetaria della Fed è progressiva, mentre le altre banche centrali non hanno nessuna fretta di intervenire.
    • Prospettive di mercato
      • Le azioni globali sono sostenute da una crescita degli utili solida, in particolare negli Stati Uniti.
      • A seguito della recente correzione e sulla scia degli ottimi dati sugli utili, le valutazioni si presentano meno eccessive.
      • Il credito è costoso, lasciando scarso margine residuo per un miglioramento a venire dei fondamentali.
      • Le azioni statunitensi sono supportate dalla riforma fiscale, dai riacquisti di azioni e dalle valutazioni ancora interessanti rispetto alle obbligazioni.
    • Rischi
      • I rischi per il nostro scenario core evidenziano che i mercati oscillano tra due rischi "opposti": i timori inflazionistici e i timori di recessione.
      • Al di fuori degli Stati Uniti la dinamica dell'espansione macroeconomica è al picco ciclico, i timori di protezionismo si intensificano, il rischio politico europeo è di ritorno e i rischi geopolitici sono aumentati.
      • D'altra parte, la forte domanda e le tensioni in Medio Oriente potrebbero portare a un'impennata del prezzo del petrolio e la contrazione del mercato del lavoro negli Stati Uniti a un aumento dei salari; parallelamente l'inasprimento monetario della Fed progredisce.
      • Derive troppo fredde (uno shock per la crescita o i timori di una recessione in una regione chiave) o troppo calde (un'accelerazione imprevista dell'inflazione) innescheranno una volatilità maggiore.

 

RECENTI VARIAZIONI NELLA STRATEGIA DI ASSET ALLOCATION

Siamo sovraponderati sulle azioni rispetto alle obbligazioni attraverso le azioni USA ed EM. Per la coppia EUR/USD manteniamo una duration short e prevediamo una tenuta del range 1,15-1,25.

 

PROSPETTIVE CROSS ASSET E POSIZIONAMENTO DI PORTAFOGLIO

  • Abbiamo rafforzato la convinzione e mantenuto l'esposizione azionaria verso la sovraponderazione, dal momento che prevediamo il prevalere di un contesto sottostante favorevole.
    • La crescita degli Stati Uniti accelera nuovamente e la dinamica della crescita globale al di fuori degli Stati Uniti dovrebbe continuare.
    • Siamo in sovrappeso sulle azioni statunitensi. Il miglioramento della crescita degli utili e l'impatto positivo della riforma fiscale e della deregolamentazione di Donald Trump supportano l'asset class. Inoltre, le valutazioni non sono più troppo onerose. La politica "America first" rischia di incidere negativamente sugli altri paesi.
    • Restiamo neutrali verso l'area euro. La regione evidenzia ancora un'espansione economica solida, ma di recente le incertezze sono aumentate (coalizione di governo italiana, potenziale conflitto commerciale con gli Stati Uniti, indicatori dell'attività più deboli). Con la fine del QE a fine anno, la BCE rimane accomodante e non ha fretta di aumentare i tassi. Preferiamo le small e mid cap piuttosto che le large cap.
    • Siamo in sottopeso sulle azioni europee extra UEM. La regione ha aspettative di crescita degli utili inferiori e pertanto rendimenti attesi più bassi rispetto al continente e ciò giustifica la nostra view negativa. I negoziati sulla "Brexit" sono ancora un rischio, mentre quelli sui nuovi rapporti commerciali sono in fase di stallo.
    • Siamo in sottopeso sulle azioni giapponesi. Le azioni giapponesi evidenziano una dinamica degli utili debole dato che le aziende non possono più affidarsi alla debolezza del JPY. Inoltre, il voto per la leadership del Partito Liberal Democratico nipponico entro settembre costituisce un rischio per il Primo Ministro Abe. Su un versante positivo, il mix di politiche accomodanti rimane una buona notizia per il Giappone.
    • Siamo sovrappesati sulle azioni dei mercati emergenti. Le azioni dei mercati emergenti beneficiano di una forte crescita globale e di una valutazione relativa interessante. Preferiamo il mercato asiatico emergente, in quanto area chiave dell'elevata ponderazione del settore tecnologico (28%). Non prevediamo un conflitto commerciale a livello globale.
  • Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short.
    • Prevediamo un aumento progressivo dell'inflazione, ma nessun timore inflazionistico.
    • L'inasprimento globale delle politiche monetarie è graduale. Al di fuori degli Stati Uniti, le banche centrali delle altre economie avanzate non hanno alcuna fretta di alzare i tassi di riferimento.
    • Tenuto conto della politica restrittiva della Fed e delle pressioni inflazionistiche in arrivo, prevediamo una prosecuzione del trend rialzista dei tassi e dei rendimenti obbligazionari. L'inflazione potrebbe essere spinta al rialzo oltre che dall'aumento dei prezzi alla produzione anche dalla crescita dei salari, dallo stimolo fiscale e dai dazi.
    • Nel medio termine il miglioramento generale dell'economia europea potrebbe portare a un aumento dei rendimenti anche nell'UEM. La BCE rimane accomodante sui suoi piani di Quantative Easing e si oppone a un euro forte. Le incertezze politiche in Italia potrebbero ritardare l'inasprimento della BCE, ma non comprometterà la fine del QE.
    • Abbiamo una visione neutrale sul credito in generale, ma preferiamo l'UE agli Stati Uniti tanto per l'Investment Grade quanto per l'High Yield. La contrazione degli spread è già avvenuta in modo significativo e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe penalizzare le performance.
    • Il debito dei mercati emergenti è esposto all'impatto avverso del rafforzamento dell'USD e all'aumento dei rendimenti dei Treasury, ma riteniamo che gli spread possano contrarsi rispetto agli attuali livelli. Il carry è tra i più elevati nell'universo del reddito fisso e offre un'opportunità di diversificazione interessante rispetto ad altre asset class.