Coffee Break 17/09/2018

LA SCORSA SETTIMANA IN SINTESI

  • Numerose Banche centrali si sono riunite: aumento dei tassi di riferimento maggiore del previsto da parte delle Banche centrali di Russia e Turchia che ha portato un po' di calma agli asset dei mercati emergenti. La BCE e la BoE hanno confermato la rotta tracciata.
  • Un accordo sulla "Brexit" prima di fine anno diviene più probabile dal momento che il Regno Unito e l'UE stanno programmando un vertice speciale per la firma di un accordo; la notizia ha spinto ulteriormente la GBP al rialzo.
  • I dati sull'inflazione a livello globale hanno confermato la nostra opinione per cui l'inflazione è in aumento, anche se non in modo brusco, con i titoli USA a dieci anni che hanno raggiunto il 3%.

 

DATI ED EVENTI DI QUESTA SETTIMANA

  • Pubblicazione degli indici Flash PMI di settembre in Europa e negli Stati Uniti, con indicazioni sulla divergenza regionale ciclica.
  • In Giappone, Shinzo Abe dovrebbe vincere le elezioni per la presidenza del Partito Democratico Liberale, prolungando così di altri 3 anni il mandato come Primo ministro.
  • La Cina ha dato prova della sua "arte dell'accordo" invitando a Pechino i dirigenti di Wall Street per discutere di una distensione delle relazioni. Tuttavia, non è ancora stata fissata una data per il prossimo ciclo di negoziati commerciali.
  • La "Brexit" sarà al centro di un vertice informale dell'UE a Salisburgo.

 

CONVINZIONI DI INVESTIMENTO

  • Scenario core
    • L'espansione USA è saldamente ancorata e in accelerazione. Di conseguenza è previsto verso fine mese un intervento della Fed.
    • Il ciclo europeo si stabilizza e verso la fine del 2018 il momentum dovrebbe far segnare un accelerazione, tuttavia la crescita in Italia e nel Regno Unito è più vulnerabile.
    • La Cina allenta il policy mix per mitigare il rallentamento e le tensioni commerciali
    • Graduale aumento dell'inflazione negli Stati Uniti e nell'Eurozona, ma nessun timore inflazionistico.
  • Prospettive di mercato
    • Il momentum USA permane forte, ma non rivela eccessi.
    • La riforma fiscale, i riacquisti e le valutazioni ancora interessanti rispetto alle obbligazioni hanno spinto le azioni statunitensi ai massimi storici. È questa una buona opportunità per realizzare prese di profitto e ridurre il nostro sovrappeso sugli Stati Uniti.
    • Tanto l'UEM quanto i mercati emergenti appaiono ipervenduti dal punto di vista del sentiment e del flusso. Pertanto, usiamo i proventi per incrementare la nostra esposizione ai titoli azionari dell'area emergente e dell'Eurozona.
  • Rischi
    • Guerra commerciale: tariffe più elevate e protezionismo potrebbero frenare le economie globali, deteriorare le relazioni internazionali e in ultimo i margini aziendali.
    • Contagio legato ai mini-shock specifici per paese dei mercati emergenti: l'andamento dell'USD è fondamentale per i paesi emergenti a causa del debito in essere in questa valuta.
    • Rischi politici nell'UE: lo scetticismo sull'euro potrebbe continuare a crescere in quanto le opinioni divergono su un numero crescente di temi: "Brexit", bilancio italiano, esito dei negoziati commerciali USA e UE.

     

    RECENTI VARIAZIONI NELLA STRATEGIA DI ASSET ALLOCATION

    Siamo sovraponderati sulle azioni rispetto alle obbligazioni attraverso una rottura regionale tra le azioni USA, ME e dell'area euro, dal momento che prevediamo che il conflitto commerciale rimarrà contenuto. Abbiamo assunto una posizione neutrale sui titoli azionari giapponesi, alla luce della probabile rielezione di Shinzo Abe da parte del suo partito, che elimina un rischio significativo che avevamo individuato. Manteniamo una duration corta e prevediamo una stabilizzazione e una possibile inversione a breve termine dell'USD.

     

    PROSPETTIVE CROSS ASSET E POSIZIONAMENTO DI PORTAFOGLIO

    • Manteniamo la nostra esposizione azionaria al sovrappeso poiché ci aspettiamo il prevalere di un contesto economico sottostante favorevole, malgrado la retorica aggressiva sul commercio.
      • La crescita degli Stati Uniti segna una nuova accelerazione e la dinamica della crescita globale, al di fuori degli Stati Uniti, dovrebbe continuare, ma a un ritmo meno sostenuto.
      • Siamo sovraesposti sui titoli azionari statunitensi, ma abbiamo realizzato prese di profitto. Il miglioramento della crescita degli utili e l'impatto positivo della riforma fiscale e della deregolamentazione di Donald Trump supportano l'asset class. Inoltre, le valutazioni non sono troppo onerose. La politica "America first" che incide negativamente su altri paesi dovrebbe essere scontata adesso.
      • Siamo sovraponderati sui titoli azionari dell'area euro. La regione evidenzia una forte espansione economica e il momentum economico sembrerebbe in ripresa, mentre la BCE resta accomodante. Preferiamo le small e le mid cap rispetto alle large cap, dal momento che in certa misura sono protette essendo più sensibili alla domanda interna e meno sensibili alla componente valutaria.
      • Sottopesiamo le azioni europee ad eccezione dell'UEM. La regione ha aspettative di crescita degli utili inferiori e pertanto rendimenti attesi più bassi rispetto al continente e ciò giustifica la nostra view negativa. L'esito dei negoziati sulla "Brexit" non è chiaro, ma sono in divenire e la questione permane un rischio.
      • Siamo neutrali sui titoli azionari giapponesi. Le azioni giapponesi evidenziano un momentum economico più positivo, di conseguenza abbiamo assunto un posizionamento neutrale sull'asset class. Con tutta probabilità il Primo ministro Shinzo Abe dovrebbe vincere le prossime elezioni per la leadership del Partito Liberal Democratico.
      • Siamo sovraesposti nelle azioni dei mercati emergenti. Nell'immediato futuro la crescita globale resta robusta e gli asset dei mercati emergenti, nel complesso, hanno già generato un premio per il rischio per un inasprimento della politica monetaria statunitense, per un USD più forte e per i rischi legati alla guerra commerciale.
    • Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short.
      • Prevediamo un aumento progressivo dell'inflazione, ma nessun timore inflazionistico.
      • L'inasprimento globale delle politiche monetarie è graduale. Al di fuori degli Stati Uniti, le altre banche centrali dei mercati sviluppati non hanno fretta di intervenire, tuttavia alcune banche centrali dei ME sono state costrette a farlo per attenuare lo stress valutario.
      • Tenuto conto della politica restrittiva della Fed e delle pressioni inflazionistiche in arrivo, prevediamo una prosecuzione del trend rialzista dei tassi e dei rendimenti obbligazionari. L'inflazione potrebbe essere spinta al rialzo oltre che dall'aumento dei prezzi alla produzione anche dalla crescita dei salari, dallo stimolo fiscale e dai dazi.
      • Nel medio termine il miglioramento generale dell'economia europea potrebbe portare a un aumento dei rendimenti anche nell'UEM. La BCE rimarrà accomodante, ma a dicembre 2018 dovrebbe porre fine al QE. Mario Draghi vede l'ascesa del protezionismo come una delle principali fonti di incertezza.
      • Abbiamo una view neutrale sulle obbligazioni societarie, ma preferiamo l'UE agli Stati Uniti tanto per l'Investment Grade quanto per l'High Yield. La contrazione degli spread è già avvenuta in modo significativo e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe penalizzare le performance.
      • Il debito dei mercati emergenti è esposto all'impatto avverso della retorica della guerra commerciale e all'aumento dei tassi USA, tuttavia riteniamo che la contrazione degli spread possa continuare rispetto ai livelli attuali. Nell'universo del reddito fisso il carry è tra i più elevati e offre un'opportunità di diversificazione interessante rispetto ad altre asset class.