Coffee Break 13/08/2018

LA SCORSA SETTIMANA IN SINTESI

  • La scorsa settimana i mercati azionari hanno preso fiato, tranne la Turchia e la Russia che hanno evidenziato un indebolimento delle rispettive valute rispetto al dollaro di circa il 50% e il 15% da inizio anno.
  • La guerra commerciale è un approccio da manuale di Trump: A partire dal 23 agosto la Cina incrementerà del 25% le tariffe su importazioni statunitensi per un valore di 16 miliardi di USD (carburante, prodotti siderurgici, auto, dispositivi medici). Negli Stati Uniti sono sotto esame ulteriori 200 miliardi di USD.
  • Accelerazione dell'IPC statunitense a luglio dopo alcuni mesi al rallentatore. Allo 0,2%, è in linea con le stime.

 

DATI ED EVENTI DI QUESTA SETTIMANA

  • Per gli investitori dei mercati emergenti sarà fondamentale contenere il contagio proveniente da Turchia e Russia.
  • La Cina renderà noti gli ultimi dati sull'attività di luglio, parallelamente le autorità hanno già iniziato a reagire all'attuale rallentamento e alle incertezze commerciali con un allentamento del policy mix.
  • I negoziati sulla "Brexit" riprenderanno a Bruxelles.
  • La stagione degli utili raggiunge la fase finale.

 

CONVINZIONI DI INVESTIMENTO

  • Scenario core
    • I rischi di una guerra commerciale hanno evidenziato una lieve attenuazione, ma restano alti e incidono sull'espansione globale che resta autoalimentata e metterla a repentaglio non è semplice
    • È prevista una crescita di circa il 3% dell'economia statunitense, mentre le prospettive economiche nell'area euro sono anch'esse positive, ma a poco più del 2%.
    • Graduale aumento dell'inflazione negli Stati Uniti e nell'Eurozona, ma nessun timore inflazionistico.
    • La Fed segue un percorso progressivo di normalizzazione, ma riceve le critiche da parte di Donald Trump.
  • Prospettive di mercato
    • Le ricadute dalla Turchia e dalla Russia verso gli asset globali aumentano i timori degli investitori.
    • La solida stagione degli utili del 2T 2018 volge al termine e continua a sostenere le azioni.
    • I mercati credono nei fondamentali per rimanere favorevoli.
    • Le azioni statunitensi sono supportate dalla riforma fiscale, dai riacquisti di azioni e da valutazioni ancora interessanti rispetto alle obbligazioni.
  • Rischi
    • Guerra commerciale: tariffe più alte e protezionismo potrebbero rallentare le economie globali, deteriorare le relazioni internazionali e in ultimo i margini aziendali.
    • Rallentamento nei mercati emergenti: l'inasprimento della politica monetaria statunitense e un rafforzamento dell'USD potrebbero incidere su alcuni paesi emergenti. Anche il rallentamento della Cina resta in ballo ed è questo un rischio che potrebbe riemergere nei prossimi mesi qualora le misure di allentamento attuate non dovessero funzionare. 
    • Rischi politici nell'UE: lo scetticismo sull'euro potrebbe continuare a salire in quanto le opinioni divergono su un numero crescente di questioni: "Brexit", i risultati dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e UE, il populismo che parallelamente si insinua in alcuni paesi.

 

RECENTI VARIAZIONI NELLA STRATEGIA DI ASSET ALLOCATION

Siamo sovraponderati sulle azioni rispetto alle obbligazioni attraverso le azioni USA ed EM, poiché prevediamo che il conflitto commerciale e la crisi in Turchia e in Russia rimarranno contenuti. Per la coppia EUR/USD manteniamo una duration short e prevediamo una tenuta del range 1,15-1,25.

 

PROSPETTIVE CROSS ASSET E POSIZIONAMENTO DI PORTAFOGLIO

  • Manteniamo la nostra esposizione azionaria al sovrappeso poiché ci aspettiamo il prevalere di un contesto sottostante favorevole malgrado la retorica aggressiva dei conflitti commerciali
    • La crescita degli Stati Uniti segna un nuovo acceleramento e la dinamica della crescita globale al di fuori degli Stati Uniti dovrebbe continuare, sebbene a un ritmo meno sostenuto.
    • Siamo in sovrappeso sulle azioni statunitensi. Il miglioramento della crescita degli utili e l'impatto positivo della riforma fiscale e della deregolamentazione di Donald Trump supportano l'asset class. Inoltre, le valutazioni non sono più troppo onerose. La politica "America first" rischia di incidere negativamente sugli altri paesi.
    • Restiamo neutrali sull'area euro.  La regione evidenzia ancora un'espansione economica solida, ma di recente le incertezze sono aumentate (coalizione di governo italiana, potenziale conflitto commerciale sulle automobili con gli Stati Uniti, indicatori di attività più deboli). Con la fine del QE a fine anno, la BCE rimane accomodante e non ha fretta di aumentare i tassi. Preferiamo le small e le mid cap rispetto alle large cap, dal momento che in certa misura sono protette essendo più sensibili alla domanda interna e meno sensibili ai cambi.
    • Siamo sottopesati sulle azioni europee extra UEM. La regione ha aspettative di crescita degli utili inferiori e pertanto rendimenti attesi più bassi rispetto al continente e ciò giustifica la nostra view negativa.L'esito dei negoziati sulla "Brexit" non è chiaro e la questione permane un rischio.
    • Siamo in sottopeso sulle azioni giapponesi. Le azioni giapponesi evidenziano un indebolimento della dinamica degli utili. Inoltre, il voto per la leadership del Partito Liberal Democratico nipponico, entro settembre, costituisce un rischio per il Primo Ministro Abe. Nella sua ultima riunione la Banca del Giappone ha affermato la propria disponibilità a lasciare i rendimenti al rialzo, consentendo un intervallo di fluttuazione più ampio del rendimento decennale intorno allo zero per cento.
    • Siamo sovrappesati sulle azioni dei mercati emergenti. Le azioni emergenti sono attualmente esposte alla retorica della guerra commerciale, ma beneficiano di una forte crescita globale e di valutazioni relative interessanti che integrano un premio di rischio più elevato rispetto ad altre attività.
  • Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short.
    • Prevediamo un aumento progressivo dell'inflazione, ma nessun timore inflazionistico.
    • L'inasprimento globale delle politiche monetarie è graduale. Al di fuori degli Stati Uniti, le banche centrali delle altre economie avanzate non hanno alcuna fretta di alzare i tassi di riferimento.
    • Tenuto conto della politica restrittiva della Fed e delle pressioni inflazionistiche in arrivo, prevediamo una prosecuzione del trend rialzista dei tassi e dei rendimenti obbligazionari. L'inflazione potrebbe essere spinta al rialzo oltre che dall'aumento dei prezzi alla produzione anche dalla crescita dei salari, dallo stimolo fiscale e dai dazi.
    • Nel medio termine il miglioramento generale dell'economia europea potrebbe portare a un aumento dei rendimenti anche nell'UEM. La BCE rimane accomodante sui suoi piani di Quantative Easing e si oppone a un euro forte. Le incertezze politiche in Italia potrebbero ritardare l'inasprimento della BCE, ma non comprometterà la fine del QE.
    • Abbiamo una visione neutrale sulle obbligazioni societarie, ma preferiamo l'UE agli Stati Uniti tanto per l'Investment Grade quanto per l'High Yield. La contrazione degli spread è già avvenuta in modo significativo e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe penalizzare le performance.
    • Il debito dei mercati emergenti è esposto all'impatto avverso della retorica della guerra commerciale e all'aumento dei rendimenti dei Treasury, ma riteniamo che gli spread possano contrarsi rispetto ai livelli attuali. Il carry è tra i più elevati nell'universo del reddito fisso e offre un'opportunità di diversificazione interessante rispetto ad altre asset class.