Titoli azionari europei: dati in chiaroscuro

Eq1_it.JPGA novembre i dati economici si sono rivelati contrastanti in Europa. Sul lato positivo, la stima flash dell'indice PMI per l'eurozona è risalita dopo tre mesi consecutivi di calo. Diversi paesi hanno già reintrodotto nuove restrizioni alla mobilità per arginare la diffusione del virus. Queste misure, insieme all'inflazione, hanno pesato sul sentiment dei consumatori, che si è leggermente deteriorato negli scorsi mesi pur rimanendo su valori pre-COVID.

Nel terzo trimestre l'attività economica è quasi tornata al livello antecedente la crisi. Tuttavia, alcuni settori erano ancora in ritardo sulla ripresa, soprattutto in Spagna.

Il miglioramento sul mercato del lavoro dovrebbe trainare i consumi e, al momento, la fiducia dei consumatori sembra resistere abbastanza bene. Per quanto la mobilità dovrebbe patire l'ultima ondata di contagi, l'impatto sull'attività nel 4° trimestre dovrebbe essere relativamente modesto. Le pregevoli aspettative sulla domanda dovrebbero sostenere una crescita moderata degli investimenti delle imprese.

La politica fiscale favorevole in tutta l'UE e il lento riequilibrio dei conti pubblici nazionali dovrebbero consentire al PIL (dell'eurozona) di crescere del 4,3% nel 2022, ma si prospettano discussioni accese riguardo alle nuove regole di bilancio.

La BCE adotterà un approccio paziente. Pur essendosi impegnata a interrompere gli acquisti nell'ambito del PEPP a marzo 2022, il programma dovrebbe continuare a far parte degli strumenti di Francoforte, a titolo precauzionale. Non ci aspettiamo alcun aumento dei tassi nel 2022.

In termini di performance settoriale, nelle scorse 4 settimane IT e sanità hanno subito il contraccolpo più duro, mentre servizi di pubblica utilità e beni di prima necessità hanno chiuso in lieve territorio positivo.

Per quanto riguarda il price to book e il ROE, il settore IT appare alquanto caro, mentre energy e materials presentano valutazioni piuttosto convenienti.

Abbiamo rivisto al rialzo gli industriali (posizione tattica) e i beni di prima necessità (posizione strategica per il 2022)

  • Abbiamo operato un upgrade da neutrale a +1 della nostra posizione sui beni di prima necessità. Abbiamo mantenuto i rivenditori di alimenti e beni di prima necessità a -1 e aumentato a +1 sia gli alimenti e bevande sia i prodotti per la cura della casa e della persona. Si tratta di una posizione strategica in vista del 2022, poiché siamo convinti che la dinamica degli EPS accelererà, sospinta dai crescenti costi di produzione. Molti operatori europei sono leader a livello globale. Inoltre, il settore risulta molto interessante (sulla base dei nostri modelli finanziari, flussi di cassa attualizzati). Tra i settori difensivi, è la nostra prima scelta.
  • Restiamo sottopesati sia sui servizi di telecomunicazione che sui servizi di pubblica utilità.
  • Abbiamo rivisto al rialzo, prefigurandola come posizione tattica, gli industrials da neutrale a +1, in ragione delle rassicuranti notizie sulla variante Omicron e data la liquidità introdotta nell'economia dall'autorità cinese. Abbiamo optato per un upgrade del settore, portando nello specifico i servizi commerciali a +1. Questo segmento si distingue per un'elevata qualità, una diffusa innovazione e una leadership globale. Anche la dinamica degli EPS risulta solida.
  • Nel corso della nostra riunione straordinaria del 26 novembre, abbiamo declassato le banche da +2 a +1, abbassando i finanziari da +2 a +1, alla luce dell'incertezza macro associata alla nuova variante Omicron del COVID-19. Abbiamo mantenuto il settore assicurativo a +1.
  • Restiamo negativi sui beni di consumo discrezionali. Il settore è molto caro. Presentiamo una ponderazione negativa soprattutto su automotive e componenti, poiché i megatrend del settore (elettrificazione, guida autonoma, ecc.) costringeranno i produttori OEM a effettuare ingenti investimenti che peseranno sui margini. Siamo inoltre sottopesati sui beni di lusso. Il settore è ancora oggetto di una detenzione eccessiva.
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Titoli azionari statunitensi: in bilico tra timori e speranze per la variante Omicron

Nel terzo trimestre l'attività economica statunitense ha subito una lieve battuta d'arresto, ma le ultime indagini continuano a segnalare una dinamica solida. Nonostante le tensioni nel settore manifatturiero, l'indice ISM dei servizi è rimasto a un massimo storico. Il sostegno fiscale si è affievolito, ma le retribuzioni hanno iniziato a dare i propri frutti, con una robusta attività nei servizi. Su un altro fronte, il presidente Biden ha infine firmato il tanto atteso piano infrastrutturale bipartisan da $ 550 miliardi, volto a rinnovare le strade, le ferrovie e i ponti americani, come pure a installare stazioni di ricarica per veicoli elettrici in tutto il paese.

Al contempo, l'inflazione permane elevata. L'unicità della crisi ha creato insolite tensioni sul mercato del lavoro, con conseguenti pressioni salariali nei settori caratterizzati da bassi stipendi. Candriam prevede che le tensioni sui prezzi al consumo proseguiranno, prima di recedere nel 2022. Tuttavia, alla luce di rischi inflazionistici in aumento, la Federal Reserve ha elaborato un piano alternativo. Se necessario, la banca centrale accelererà infatti il tapering per prepararsi a innalzare i tassi prima del previsto. In questo contesto, gli economisti di Candriam ritengono che nel 2022 la crescita resterà superiore alla tendenza di lungo termine, su valori prossimi al 4%.

In seguito alla scoperta di una nuova variante del COVID-19, ribattezzata Omicron, lo scorso mese sono riaffiorati i timori riguardo alla pandemia e ai confinamenti. Per ora, non è dato sapere se la mutazione sarà in grado di sfuggire ai vaccini esistenti, una problematica cruciale che dovrà essere monitorata nelle prossime settimane. Tuttavia, anche nel peggiore degli scenari possibili, ossia quello di un'efficacia notevolmente più bassa, le case farmaceutiche sembrano fiduciose riguardo allo sviluppo di ulteriori vaccini nell'arco di circa tre mesi. Inoltre, delle nuove pillole antivirali potrebbero tra pochi mesi aiutare a ridurre i ricoveri.

Pertanto, anche nella peggiore delle ipotesi, è improbabile che le azioni siano interessate dallo stesso livello di volatilità osservato all'inizio della pandemia. Per quanto ci riguarda, riteniamo che l'ultima variante del COVID-19 non avrà il medesimo impatto delle precedenti soprattutto perché, pur essendo altamente contagiosa, causa sintomi più lievi. Entro la fine dell'anno, dovremmo sapere se il COVID-19, e in particolare la variante Omicron, stravolgerà le nostre prospettive economiche e di mercato abbastanza favorevoli per i prossimi due/tre mesi.

In questo contesto, non abbiamo effettuato alcun cambiamento strategico. Abbiamo tuttavia apportato modifiche tattiche di breve termine:

  • Già a fine novembre, abbiamo deciso di ridurre il nostro forte sovrappeso sulle banche da +2 a +1. Siamo sempre convinti che, date le attese di tassi a lungo termine più elevati nei prossimi dodici mesi, il settore possa continuare a sovraperformare. Tuttavia, abbiamo operato prese di profitto parziali, alla luce dell'incertezza nel breve periodo riguardo all'impatto della variante Omicron sul contesto macroeconomico e i tassi a lungo termine.
  • Abbiamo aumentato tatticamente la nostra esposizione sia agli industriali che alla tecnologia, dopo una positiva valutazione della nuova variante Omicron. Se dovessero giungere conferme riguardo alla sua alta contagiosità ma con sintomi meno gravi, è possibile che i mercati si riprendano. In questo scenario, gli industriali presentano valutazioni interessanti, mentre la tecnologia continua a sfruttare la crescita economica sequenziale, un lieve profilo ciclico e la sua grande importanza in molti altri settori. Riesamineremo la posizione tattica a inizio gennaio.
  • Manteniamo un giudizio positivo sulla sanità. Riteniamo infatti che sia chiaramente un settore cosiddetto GARP (crescita a un prezzo ragionevole) e i piani di Biden in questo ambito sono piuttosto blandi.
  • Rimaniamo neutrali sui materiali. A nostro parere, il rapporto rischio/rendimento è sfavorevole, le valutazioni sono elevate e i prezzi delle materie prime sono in procinto di raggiungere un massimo a breve termine. Nella maggior parte dei casi, i prezzi delle materie prime sono superiori ai livelli pre-pandemici.
  • Manteniamo il nostro rating neutrale sui beni di prima necessità, alla luce di ridotte valutazioni.
  • Confermiamo la ponderazione neutrale sui beni di consumo discrezionali. Riteniamo che la selezione dei titoli sia determinante in tale settore.
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Mercati emergenti: una leggera ripresa con una persistente divergenza regionale

Novembre si è rivelato un altro mese volatile per le azioni dei ME. Dopo una relativa stabilità all'inizio del periodo, si è rapidamente affermato un sentiment di avversione al rischio, poiché la Fed ha segnalato un tapering più aggressivo di quanto atteso dell'attuale programma per l'acquisto di attivi. Ai timori del mercato hanno inoltre contribuito le notizie giunte dal Sudafrica, dove è stata scoperta una nuova variante, ribattezzata Omicron e classificata come "preoccupante", che circola già in Europa e in altre regioni. Con gli investitori alla ricerca di porti sicuri, l'indice MSCI ME ha perso il 4,1% (in USD, sottoperformando il MSCI AC World dell'1,6%), mentre i Treasury USA sono calati di 11 pb all'1,44% e il dollaro statunitense si è apprezzato del 2%.

Gran parte delle principali regioni ME ha subito una correzione nel mese, salvo Taiwan (+2,6% in USD), che è stato sostenuto dalla solida performance dei semiconduttori. Dopo una breve ripresa a ottobre, la Cina, la maggiore ponderazione regionale dell'indice, ha registrato rendimenti negativi a novembre. Occorre sottolineare la notevole divergenza delle azioni cinesi onshore (CSI 500 +3,3% nel mese), mentre il sentiment della Cina offshore ha continuato a risentire delle incertezze globali. Anche la Corea ha chiuso il mese in territorio negativo (-4,6%), poiché le inquietudini per la nuova variante del COVID-19, le paure correlate all'inflazione e la stretta monetaria e normativa hanno mantenuto i rendimenti azionari sotto pressione. Le azioni indiane hanno perso vigore, con la regione in ribasso del 3,1% a causa dei timori su tapering e inflazione. Anche la regione EMEA dei ME, tra le migliori da inizio anno, ha ceduto una parte consistente (-7,1%) dei suoi guadagni, penalizzata dal calo dei prezzi energetici e dalla persistente apprensione per il COVID-19.

Nell'universo delle materie prime, il petrolio (Brent) è sceso sotto i $ 70 al barile (circa -16,9% nel mese), mentre la maggior parte dei metalli, dall'acciaio al rame, ha esibito flessioni dei prezzi di varia entità, in quanto sono venute alla ribalta le preoccupazioni per la crescita globale. Con gli investitori alla ricerca di sicurezza, le valute dei ME sono arretrate del 7,6% rispetto all'indice del dollaro. 

Modifiche ai rating a livello regionale: revisione al rialzo di Taiwan, declassamento di ASEAN ed EMEA a neutrale

Revisione al rialzo di Taiwan:

Da una prospettiva di crescita degli utili, il paese resta nel complesso meglio posizionato rispetto ad altre regioni dei ME. Con il rischio di un tapering più aggressivo della Fed al centro della scena, una crescita degli utili più elevata e propizi trend strutturali (adozione del cloud) ed emergenti (metaverso) rendono il nostro giudizio sulla regione più costruttivo. La costante carenza di semiconduttori, nonostante una leggera normalizzazione, contribuisce alle favorevoli prospettive per i pesi massimi dell'indice.

Declassamento di ASEAN:

Declassamento dettato dal riemergere del rischio legato al COVID-19, con potenziali ritardi nel processo di riapertura in alcune aree della regione. Inoltre, prospettive macro più deboli per determinati paesi ASEAN, soprattutto in caso di un'accelerazione del tapering.

Declassamento di EMEA dei ME:

Riemergere del rischio legato al COVID-19 per il Sudafrica, a causa della nuova variante. Rischio geopolitico e calo dei prezzi energetici, che pesano sulle prospettive di una ripresa in Russia. Manteniamo un giudizio positivo su altre regioni EMEA dei ME, comprese Polonia e Ungheria.

Modifiche ai rating a livello settoriale:

Declassamento del settore energetico a neutrale:

Il riemergere dei rischi legati al COVID-19 e le possibili restrizioni alla mobilità, che peserebbero sulla domanda di petrolio, ci hanno indotto a declassare il settore energetico a neutrale

Revisione al rialzo del settore farmaceutico a 1:

Con la comparsa della variante Omicron del COVID-19, la domanda di vaccini e le spese per farmaci aumenteranno. Siamo pertanto più ottimisti per il settore farmaceutico dei ME. 

Prospettive:

Continuiamo a monitorare diversi fattori rilevanti nella determinazione delle prospettive per le azioni dei ME e il portafoglio. A novembre è emersa una nuova importante incognita, ossia il rischio associato alla variante Omicron, che potrebbe ritardare la ripresa globale e indurre la Fed a rivedere il suo approccio all'inflazione, con una riduzione più rapida del programma per l'acquisto di attivi. Entrambi questi fattori invitano alla prudenza in termini di selezione dei titoli e contenimento del rischio nel portafoglio. Abbiamo apportato alcune di queste modifiche attive all'interno del portafoglio, tra cui un incremento dei titoli di qualità, con un solido bilancio, sostenuti da robusti flussi di cassa e meno dipendenti dalla crescita mondiale. Da una prospettiva regionale, manteniamo una ponderazione neutrale rispetto al benchmark sulla Cina, con una preferenza per le azioni locali onshore anziché le omologhe di classe H offshore e nessuna esposizione agli ADR del paese. Nel complesso, il portafoglio permane adeguatamente bilanciato e privilegia nei ME i titoli della crescita strutturale, che beneficiano dei positivi sviluppi correlati alle tematiche locali.

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