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2019

Titoli , Oncologia , SRI , Argomenti

Il Premio Nobel per la Medicina alla lotta contro il cancro!

Tutti gli organismi hanno bisogno di ossigeno per trasformare il cibo in energia. Il nostro corpo è in grado di adattarsi ai cambiamenti dei livelli di ossigeno: quando c’è poco ossigeno nell’atmosfera (ad esempio ad altitudini elevate), alcuni meccanismi interni ne garantiscono la corretta distribuzione a tutte le parti del corpo in condizioni difficili. In questi contesti, il ruolo chiave è svolto dal fattore indotto dall’ipossia (hypoxia induced factor, HIF), che innesca un aumento della produzione di globuli rossi e promuove la sopravvivenza delle cellule e la crescita di nuovi vasi sanguigni, laddove necessario. Purtroppo, però, questo raffinato processo può essere utilizzato dalle cellule tumorali per garantire un metabolismo più efficiente e la crescita in un ambiente ipossico, come, ad esempio, all’interno di un tumore solido.

I vincitori del Premio Nobel di quest’anno – William Kaelin, del Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School, Peter Ratcliffe, dell’Università di Oxford, e Gregg Semenza, della Johns Hopkins University – hanno decifrato il meccanismo molecolare che regola la risposta delle cellule al variare della disponibilità di ossigeno e le sue potenziali implicazioni in campo oncologico. Grazie agli studi condotti dai tre scienziati, ora è possibile sfruttare un processo adattivo fondamentale per trattare i tumori, e questa nuova frontiera desta interesse tra le aziende del settore pharma di piccole e grandi dimensioni. Peloton Therapeutics, azienda privata con sede a Dallas acquisita lo scorso maggio da Merck & Co per 2,2 miliardi di dollari Usa poco prima dell’IPO, sta sviluppando un farmaco per il trattamento del tumore del rene basato su questo meccanismo.

Per il secondo anno consecutivo, il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a ricercatori i cui studi sono utili in campo oncologico. L’anno scorso, James Allison e Tasuku Honjo sono stati premiati per le ricerche condotte sugli inibitori del “checkpoint”, che hanno cambiato il paradigma delle cure oncologiche a livello mondiale.

Speriamo che la ricerca prosegua su questa strada e, soprattutto, contribuisca allo sviluppo di armi tecnologiche innovative, più efficaci e mirate per fare in modo che il cancro diventi una malattia con cui si può convivere. 

 

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