Nel Vecchio Continente c’è ormai un gran numero di etichette il cui obiettivo è promuovere e certificare gli investimenti socialmente responsabili. Allo stesso tempo iniziano a svilupparsi dei rating ESG ("rating") basati su un approccio quantitativo. Un chiarimento è d’obbligo!

Negli ultimi anni l'impegno nella dimensione ambientale, sociale e della governance (ESG) ha fatto passi da gigante. Secondo il Global Sustainable Investment Review, questo crescente interesse per la finanza responsabile ha portato in tutto il mondo tra il 2012 e il 2014, a un aumento del 61% di attivi in gestione che incorporano criteri ESG, a 21.358 miliardi di dollari (a fine 2014). Una passione particolarmente forte in Europa, dove si concentrano quasi i due terzi del mercato mondiale e anche una moltitudine di etichette per la promozione di investimenti socialmente responsabili (SRI).

Queste etichette sono comparse nel Vecchio Continente oltre venti anni fa, sulla scia dei primi fondi di investimento sostenibili. Mentre i codici di trasparenza Eurosif servono a spiegare come prendere in considerazione gli indicatori ESG nella gestione di un fondo, e sono il prerequisito per ottenere il riconoscimento di SRI per il fondo in Francia o in Belgio, le etichette SRI sono state concepite per studiare e valutare la coerenza, la veridicità e l'affidabilità dei fondi. Il loro obiettivo è di promuovere, ma soprattutto, di certificare l’SRI rassicurando gli investitori privati e istituzionali sulla natura dei fondi in cui andranno a investire.

Negli ultimi anni, le etichette SRI si sono moltiplicate in Europa e oggi si presentano con degli approcci molto differenti. La maggior parte delle etichette SRI o ESG hanno un approccio generico, ma possono anche essere legate a temi come la transizione energetica, l’ambiente, il sociale, la solidarietà, la micro finanza... Se le etichette sono per lo più nate da iniziative private, come ad esempio l’etichetta europea Luxflag lanciata nel 2010, l’interesse crescente da parte dei governi nella promozione dell’SRI li spinge sempre più a creare delle etichette nazionali. E’ per esempio il caso della Francia, dove dopo l'etichetta Novethic creata nel 2009, nel gennaio 2016 è stata lanciata l'etichetta SRI nazionale, o anche della Germania con l'etichetta FNG, che è stata poi adottata anche da Svizzera e Austria.




Ma non è sempre facile per gli investitori privati o istituzionali navigare in questo mare di etichette. Infatti le etichette non hanno sempre lo stesso approccio e gli stessi criteri di selezione o di esclusione. Per esempio l'eco-etichetta austriaca, creata nel 1990 dal Ministero dell'Agricoltura e dell'Ambiente, ha la particolarità di considerare le società e i fondi a carattere ambientale, ma sorprendentemente anche i prodotti di consumo. D’altro canto, l’etichetta nazionale francese tiene conto tra i suoi criteri di ammissibilità di altri fattori specifici come la metodologia di analisi ESG degli emittenti, le loro politiche di impegno (votazione e dialogo) o la trasparenza. Fanno parte dei criteri di selezione dell'etichetta francese anche la limitazione nell'uso di strumenti derivati ​​nella costruzione del portafoglio e anche la messa in evidenza degli impatti positivi sullo sviluppo di un'economia sostenibile.

Accanto allo sviluppo di queste etichette SRI e allo stesso modo come esistono dei rating sulla qualità delle performance dei fondi di investimento, negli ultimi anni è emerso un approccio quantitativo sotto forma di rating ESG dei fondi. Questo approccio utilizza le valutazioni fornite da agenzie specializzate come Vigeo, EthiFinance, INrate o Oekom, che si concentrano nella misurazione delle performance ESG delle imprese, degli Stati o degli enti pubblici, soprattutto per conto di investitori istituzionali e per fornitori di informazioni finanziarie. Ponderando queste valutazioni in ogni linea del portafoglio di un fondo d’investimento, è possibile ottenere una valutazione media che riflette la qualità ESG del portafoglio. Così, in collaborazione con l’agenzia di analisi ESG Sustainalytics, Morningstar ha creato dal marzo scorso il “Morningstar Sustainability Rating” disponibile per circa 20.000 fondi (azioni e obbligazioni societarie). Sullo stesso approccio si basa anche l’“MSCI ESG Fund Quality Score” il cui rating col tempo dovrebbe includere circa 21.000 fondi e ETF.

Le iniziative per individuare le migliori pratiche in materia di investimenti responsabili non mancano e tendono addirittura a rafforzarsi nella misura in cui la domanda continua a crescere. In questo contesto, gli investitori - soprattutto privati – non avranno che l'imbarazzo della scelta per selezionare l'etichetta SRI o il rating ESG che meglio corrisponde alla loro sensibilità, ai loro vincoli e alla loro visione dell’SRI.