La conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015 ha segnato un enorme passo avanti nella lotta globale contro il cambiamento climatico definendo la traiettoria per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e limitare l'aumento della temperatura della superficie terrestre entro i 2° C rispetto ai livelli pre-industriali.
Il successo della conferenza è stato coronato quando la doppia soglia necessaria alla ratifica (un minimo di 55 paesi responsabili di oltre il 55% delle emissioni di CO2 a livello globale) è stata raggiunta, permettendo all’accordo di entrare in vigore. Mai prima d'ora era stato ratificato un accordo globale di tale portata in tempi così brevi.
Tra i risultati più significativi, l’accordo di Parigi ha riunito attorno a questa causa comune i 195 Paesi, tra cui Cina e Stati Uniti, i due Paesi maggiormente responsabili delle emissioni di CO2. La partecipazione del settore privato, essenziale per raggiungere gli obiettivi proposti, è stata più visibile che mai, e tanto le imprese quanto i governi si sono impegnati a ridurre la loro impronta di carbonio e aumentare il ruolo delle energie rinnovabili.
La COP21 ha confermato l'obiettivo fissato a Copenaghen nel 2009 inteso a raccogliere almeno 100 miliardi di USD all'anno fino al 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo a ridurre il loro impatto sul cambiamento climatico e ad affrontarne le conseguenze; una decisione fondamentale per la creazione di un clima di fiducia, prerequisito per le azioni future. Tuttavia, gli impegni assunti alla COP21 attraverso i contributi programmati e definiti a livello nazionale (INDCs) non sono sufficienti per raggiungere l'obiettivo globale di limitare l’aumento della temperature a 2°. Per colmare il divario, i firmatari devono presentare nuovi programmi con obiettivi sempre più ambiziosi, ogni cinque anni.
La COP22, tenutasi a Marrakech, in Marocco, è stata una riunione di diverso calibro. Parigi era finalizzata a definire un quadro d’azione, Marrakech avrebbe dovuto definire invece la tabella di marcia di un progresso credibile. Il "piano d'azione" tanto auspicato ha dato prova di troppa ambizione per essere eseguito in un solo anno. Tuttavia la COP22 ha istituito il termine del 2018 per definire una serie di regole per l'attuazione, il rispetto e la verifica dei meccanismi nonché il finanziamento pubblico e come l'onere finanziario sarà ripartito tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.
Il risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti ha senza dubbio gettato un'ombra sul vertice della COP22. Non solo le prospettive in materia di immigrazione, commercio internazionale e difesa, ma soprattutto in materia di politica ambientale, hanno suscitato le preoccupazioni dei delegati. È difficile prevedere ciò che farà effettivamente il neo Presidente eletto Donald Trump, ma le sue nomine chiave finora non lasciano presagire nulla di buono in quanto all'impegno USA in materia di cambiamenti climatici.
Il governo Trump potrebbe ridurre potenzialmente il sostegno federale ai programmi di lotta al cambiamento climatico, annullare il CPP (Clean Power Plan), il programma che definisce un limite nazionale per le emissioni di CO2 provenienti dalle centrali elettriche, limitare i poteri dell’Environmental Protection Agency o annullare del tutto l'accordo di Parigi. Queste azioni possono anche minare la determinazione di altri Paesi.
Tuttavia, un ritiro degli USA dagli accordi della COP21 potrebbe rivelarsi complicato. Qualsiasi clausola di opt-out richiederà quattro anni per divenire effettiva perché la volontà di recedere può essere avanzata solo tre anni dopo la ratifica e il processo di ritiro richiederebbe un anno per essere portato a compimento.
Le sfide fondamentali discusse alla COP21 e alla COP22 trovano riscontro nella filosofia di investimento di Candriam e nella nostra storia ventennale quale investitore responsabile. La responsabilità etica verso le generazioni presenti e future attraverso la mitigazione e l'adeguamento al cambiamento climatico si rivelerà fondamentale per gli investitori. Tale impegno nasce dalla convinzione che i rischi e le opportunità inerenti alle problematiche ambientali rappresentano al contempo rischi e opportunità finanziari reali.
L'efficienza energetica è il miglior esempio di tale convergenza di interessi. L’elettricità meno inquinante é quella non prodotta, ed é senz’altro la più economica. Le tecnologie a basse emissioni vedranno un aumento della domanda e richiederanno un finanziamento per la loro crescita. Gli investitori come Candriam possono accompagnare la transizione in modo considerato e trasparente. Possiamo in effetti combattere il cambiamento climatico attraverso lo strumento migliore di cui disponiamo: le nostre decisioni di investimento.
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