La performance dei mercati finanziari è migliorata a maggio, con gli Stati Uniti che hanno ottenuto un rendimento positivo per la prima volta nell'anno. Le azioni si sono riprese dai minimi del 19 maggio e il dollaro ha perso valore, mentre la coppia EUR/USD è risalita intorno a 1,07. Il rimbalzo dei mercati finanziari globali nella seconda metà di maggio è ascrivibile al cambiamento delle preoccupazioni, con una minore enfasi sull'inflazione e una maggiore enfasi sul rallentamento della crescita, ma con valutazioni più interessanti dopo il crollo dell'anno scorso. Tuttavia, la pubblicazione a fine maggio dei dati inflazionistici europei ha fatto riemergere il sentiment di rischio. Inoltre, il conseguente rialzo dei tassi ha comportato un aumento della volatilità su tutte le classi di asset. In questo contesto, i mercati di alta qualità hanno subito il contraccolpo più duro; nelle ultime 2 settimane, infatti, i titoli di Stato europei (sia core che periferici) e il credito investment grade hanno conseguito rendimenti negativi. Anche il debito emergente ha guadagnato terreno in ogni segmento (valuta forte, valuta locale e corporate). Come prevedibile, i breakeven hanno chiuso in territorio positivo (grazie a regioni quali l'Australia che avevano registrato solide performance), al pari di alcuni mercati delle materie prime, ad esempio il gas naturale. I mercati delle materie prime si sono rivelati contrastanti, con il Brent che è aumentato, sospinto dai rischi per le forniture risultanti dall'escalation delle tensioni tra la Russia e l'Occidente. Sul fronte valutario, è proseguita la decisa ripresa del rublo dopo il crollo di febbraio, sostenuto dagli interventi della banca centrale e dalle misure fiscali. Il dollaro USA ha ancora una volta chiuso con ottime performance, pur essendosi lievemente svalutato nei confronti dell'euro. Anche alcune valute dei mercati emergenti si sono fatte valere (BRL, MXN, PLN).

I dati inflazionistici hanno proseguito la loro traiettoria rialzista, senza mostrare segni di cedimento, e si confermano la principale fonte di pressioni sui tassi. Il rischio geopolitico permane onnipresente e non si intravede alcuna tregua sul fronte del conflitto russo-ucraino. A questo si sommano non solo le sanzioni sempre più dure che incidono sulla Russia e il resto del mondo, ma anche i blocchi e gli embarghi sui generi alimentari, con gravi impatti macroeconomici. Sempre presenti anche le turbolenze sulle supply chain, che sono probabilmente destinate a persistere nonostante l'allentamento dei lockdown in determinate aree della Cina. Sullo sfondo di queste pressioni inflazionistiche, le banche centrali di tutto il mondo (salvo quella cinese) sono costrette a mantenere toni aggressivi. La Federal Reserve ha reso noto di voler indurre (tramite la stretta) un rallentamento macroeconomico per frenare l'inflazione. Il nostro scenario di base indica un rialzo di 50 pb in ciascuna delle 2 prossime riunioni del FOMC e monitoreremo molto attentamente il conseguente impatto sull'economia americana. Dopo le dichiarazioni risolutamente aggressive dei membri della BCE, Lagarde ha precisato che un rialzo di 25 pb era imminente a luglio. Ha inoltre affermato che, qualora le pressioni inflazionistiche dovessero continuare, la BCE procederà a ulteriori rialzi (e potenzialmente più aggressivi). Il tasso di deposito europeo tornerà in territorio positivo entro la fine del terzo trimestre e gli acquisti netti nell'ambito dell'APP si concluderanno molto presto, facendo cessare qualsiasi sostegno residuo della BCE. Continuiamo a prevedere 4 aumenti dei tassi nel corso dell'anno. Non è ancora chiaro come reagiranno l'economia europea e quella globale a questi innalzamenti. I dati sulla crescita dell'eurozona non sembrano infatti robusti come quelli statunitensi e la vicinanza della regione al conflitto come pure la sua dipendenza dal petrolio russo la rendono più fragile. Alla luce di quanto sopra, non possiamo escludere una recessione, per quanto tale eventualità non rappresenti il nostro scenario di base.

Date queste premesse, a nostro parere la volatilità resterà intensa e i tassi aumenteranno nelle prossime settimane. Suggeriamo una posizione neutrale sulla duration statunitense e un sottopeso su quella dell'UE, poiché l'elevata inflazione esercita pressioni sulla BCE affinché proceda a una stretta più rapida. Le valutazioni sui mercati del reddito fisso sono sicuramente più interessanti ma, prima di adottare un approccio positivo agli asset rischiosi, è necessario attendere che i tassi si stabilizzino. Riteniamo che la dispersione si paleserà entro breve, in quanto i fondamentali tornano al centro della scena (in mancanza di sostegno esterno) e l'impatto di trend chiave (deglobalizzazione, decarbonizzazione e digitalizzazione) inizia a farsi sentire. Tuttavia, in un mercato sul quale dovrebbero continuare a gravare i fattori esogeni menzionati sopra, per ora puntiamo a mantenere una posizione difensiva e monitoriamo con molta attenzione i mercati. Siamo inoltre prudenti nei mercati emergenti, poiché il rallentamento economico in Cina, l'inasprimento della politica da parte della Fed e il dollaro USA pesano sulla classe di asset. È probabile che la situazione politica si deteriori; i timori riguardo al costo della vita cominciano a influire notevolmente sulle economie più dipendenti dalle materie prime e meno resistenti. Sul fronte positivo, riteniamo che le obbligazioni indicizzate all'inflazione possano offrire agli investitori una buona copertura contro gli elevati livelli inflazionistici, destinati a persistere. In questo contesto, manteniamo una visione positiva sul segmento.

 

Strategia e posizionamento

È importante notare che le strategie obbligazionarie e creditizie globali di Candriam non sono esposte al debito sovrano russo. La Russia è stata infatti esclusa dal nostro universo di investimento in titoli sovrani sulla base di criteri legati alla sostenibilità.

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