Lo scorso mese si è osservato un deciso rimbalzo dei mercati (dal 7 marzo) dopo la netta correzione successiva all'invasione russa dell'Ucraina. È importante notare che la volatilità non è diminuita durante questa fase rialzista, sulla scia delle crescenti incertezze riguardo all'impatto di un'inflazione elevata, una politica monetaria aggressiva e maggiori rischi geopolitici sull'economia. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall'Unione europea continuano a pesare sull'economia russa e le conseguenti ritorsioni (ad esempio il pagamento di petrolio e debito in rubli) avranno verosimilmente ricadute a livello globale. I mercati del credito investment grade e high yield, come pure il debito emergente, non hanno mostrato una ripresa significativa lo scorso mese, mentre i titoli sovrani europei e statunitensi hanno ancora una volta registrato performance negative. In Europa, questa dinamica sfavorevole è stata più pronunciata nei mercati core (Germania, Francia). Come prevedibile, le obbligazioni indicizzate all'inflazione hanno chiuso in territorio positivo, al pari di alcuni mercati delle materie prime come il gas naturale. Sul fronte valutario, il rublo si è impennato del 53% dopo il crollo di febbraio, sostenuto dagli interventi della banca centrale e dalle misure fiscali. Anche alcune valute legate alle materie prime dell'America Latina si sono comportate bene (BRL, MXN), mentre i beni rifugio (come il JPY) hanno sofferto in una certa misura.

Lo stallo in Ucraina e i negoziati finora falliti indicano che la guerra e il risultante bilancio delle vittime continueranno presumibilmente a pesare sul sentiment. Nel breve periodo, le conseguenti oscillazioni dei prezzi e la volatilità si ripercuoteranno ancora sui mercati del reddito fisso, rendendo essenziale una gestione flessibile e tattica. Nel corso dell'anno, le implicazioni in un orizzonte leggermente  più esteso includeranno ovviamente un'inflazione galoppante, rischi fuori controllo sulla scia di prezzi delle materie prime in ascesa e maggiori limitazioni alle supply chain. Nei paesi in via di sviluppo ed emergenti, il conflitto potrebbe inoltre influire sui consumi e la crescita in generale. Nel tentativo di frenare l'inflazione, le banche centrali perseverano nel loro approccio aggressivo. Ci aspettiamo ancora che la Fed innalzi i tassi (di 25 pb anziché dei 50 pb attesi in precedenza) e, a nostro parere, anche la BCE potrebbe farlo quest'anno, seppure molto più avanti. Infatti, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell non ha escluso un rallentamento economico per contenere l'inflazione. Resta da vedere come reagiranno i mercati/le economie a questo inasprimento delle politiche, in assenza di sostegno fiscale e sullo sfondo di continue turbolenze geopolitiche. A nostro avviso, le economie sono vulnerabili a un rallentamento e al rischio politico soprattutto in Europa, con le elezioni in Francia che vedono la candidata dell'estrema destra Marine Le Pen risalire nei sondaggi. Tuttavia, riteniamo che i paesi sviluppati annunceranno stimoli fiscali aggiuntivi (incrementando il debito). È probabile che una simile mossa sortisca effetti positivi e getti le basi per un'ulteriore stretta monetaria. Nel complesso, senza il sostegno delle banche centrali i mercati del reddito fisso si ritrovano in una situazione vista da ultimo oltre dieci anni fa. In tale contesto, è probabile che i fondamentali rivestano un ruolo chiave nel determinare l'affidabilità creditizia e, in minore misura, l'andamento dei prezzi. È di primaria importanza essere selettivi e affidarsi alle ricerche sui fondamentali per destreggiarsi sui mercato attuali, in un contesto nel quale i mercati investment grade europei risultano più interessanti rispetto agli omologhi high yield.

 

Strategia e posizionamento

È importante notare che le strategie obbligazionarie e creditizie globali di Candriam non sono esposte al debito sovrano russo. La Russia è stata infatti esclusa dal nostro universo di investimento in titoli sovrani sulla base di criteri legati alla sostenibilità.

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