I mercati azionari continuano a registrare rialzi. Gli asset rischiosi sono sostenuti dalle aspettative di nuovi stimoli negli Stati Uniti e altrove. La distribuzione dei vaccini procede bene nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Israele, dove oltre il 30% della popolazione ha ricevuto la prima dose. Nonostante i nuovi lockdown a breve termine, la maggior parte delle economie è ancora in espansione. Con il progredire della ripresa, il reflation trade presenta ulteriore margine di crescita. Tuttavia, le prossime settimane potrebbero riservare delusioni sul fronte dell'efficacia dei vaccini date le nuove, e purtroppo numerose, varianti, mentre nel secondo semestre c’è il rischio di un surriscaldamento negli USA. Manteniamo quindi alcune protezioni.

Il reflation trade presenta ulteriore margine di crescita

Dato l'attuale contesto riteniamo che il reflation trade presenti ulteriore margine di crescita. La crescita economica sta accelerando, anche se con meno slancio. Alcuni Paesi hanno dovuto reintrodurre lockdown a breve termine, che pesano sull'attività, ma la maggior parte dei Paesi è in espansione. Il Regno Unito sta registrando un maggiore rallentamento, ma era prevedibile.

Gli Stati Uniti sono in testa in termini di crescita, sia strutturale che ciclica. Inoltre, nel Paese è previsto un ulteriore allentamento della politica fiscale di ingente portata secondo le intenzioni di Biden, ossia pari a 1.900 miliardi di dollari. L'attuale sussidio di disoccupazione potenziato di 300 dollari a settimana è disponibile per tutti i lavoratori che ricevono indennità di disoccupazione, come il precedente supplemento settimanale di 600 dollari previsto dal CARES Act, che è scaduto lo scorso luglio ma anche questo è in scadenza  precisamente a metà marzo, quindi rimane poco tempo al Presidente che ha dichiarato che sconfiggere il virus e mettere in sesto l'economia sono le sue priorità principali. L'unica fonte di preoccupazione, almeno per le small e mid cap, è il probabile aumento dell'imposta sulle società.

In Europa il Presidente della Repubblica italiano ha chiesto a Mario Draghi, economista ed ex capo della Banca Centrale Europea (BCE), di trovare una maggioranza in parlamento e di diventare primo ministro. La precedente coalizione di governo, guidata dal dimissionario Giuseppe Conte, è crollata a causa di disaccordi su come spendere il denaro proveniente da Bruxelles per l'emergenza COVID, innescando quindi una crisi.

In Cina il 12 febbraio segnerà l'inizio dell'Anno del Bue. Alcune province del Nord sono di nuovo in lockdown data la ricomparsa del virus.

In sintesi, la ripresa è in corso senza eccezioni, ma con velocità diverse a seconda delle regioni. Il contesto continua inoltre a favorire la rotazione verso titoli value nonché il rialzo dei tassi e dei prezzi delle materie prime. Le condizioni finanziarie, sia della BCE che della Fed, sono estremamente accomodanti e la forward guidance risulta solida. Impatto sui mercati finanziari: azioni in aumento, tassi in rialzo, rinnovata crescita e aspettative di inflazione, maggiori sui Treasury USA rispetto ai Bund tedeschi.

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Un unico virus, diverse varianti

La sfida principale per i mercati rimane la capacità dei vaccini di far fronte allo sviluppo di nuove varianti. Il coronavirus, come altri virus, muta nel tempo, da qui la comparsa di nuove varianti già documentate negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Brasile e in Sudafrica. Gli attuali vaccini sono stati creati pensando alle versioni precedenti del coronavirus, ma gli scienziati ritengono che dovrebbero funzionare anche con le nuove varianti, anche se magari con un’efficacia minore. I primi risultati indicano che i nuovi vaccini, pur offrendo protezione contro le nuove varianti, sarebbero infatti  leggermente meno efficaci.

La corsa contro il tempo tra la distribuzione dei vaccini e l'accelerazione dell'epidemia è quindi ancora in corso, ritardando il raggiungimento dell'immunità di gregge. La notizia è stata assorbita piuttosto bene dai mercati finanziari, visto l'andamento degli indicatori del sentiment: in calo a fine di gennaio, ma di nuovo in rialzo a inizio febbraio, con un picco di volatilità. Tutto questo non ha scoraggiato gli investimenti, infatti le analisi sul posizionamento nonché sugli afflussi e deflussi hanno indicato ulteriori margini positivi nelle azioni, in particolare in Europa. Supponendo un calo della volatilità, potrebbe verificarsi una nuova ondata di investimenti.

Il mondo post-COVID

Nessuno - dalle grandi entità fino ai più piccoli gruppi di individui, passando per governi, banche centrali, società, interi settori e famiglie - è stato risparmiato dal coronavirus e dalle sue varianti. Senza dubbio questa crisi sanitaria avrà effetti duraturi su tutti.

Per quanto riguarda le società e i Paesi, il divario tra "vincitori" e "vinti" si è ampliato poiché alcuni si sono dimostrati più resilienti di altri nell'adattarsi e nell'affrontare le sfide poste dal virus.    

In termini di resilienza regionale, e all'interno dell'Europa, esiste un divario di crescita tra la Germania e i Paesi che hanno gestito meglio la crisi sanitaria e dall'altra parte Francia, Spagna e Italia (destinazioni turistiche dove le small e mid cap arrancano) dovuto alla loro governance o a debolezze intrinseche pre-crisi. Nei mercati emergenti, la Cina si distingue rispetto alle controparti.

La crisi sanitaria ha inoltre modificato i modelli di consumo. La domanda nei settori che beneficano e beneficeranno della crisi sanitaria è aumentata notevolmente nel breve termine e rimarrà tale negli anni a venire. A nostro parere, tecnologia, distribuzione online, spesa pubblica e salute sono da annoverarsi tra i vincitori.

Inoltre ravvisiamo nella sostenibilità un tema vincente nei settori e nelle società che beneficeranno della spesa pubblica strutturalmente in aumento, tra gli altri, in quanto viene posta maggiore attenzione agli aspetti sociali e ambientali. In Europa, esempi in tal senso sono il "Green Deal", il cambiamento climatico e l'economia circolare. Anche negli Stati Uniti vi sono opportunità da esplorare, in particolare a seguito dell'ordine esecutivo firmato dal Presidente Biden che riporta gli Stati Uniti nell'Accordo di Parigi, accordo storico non vincolante per ridurre le emissioni di carbonio a cui hanno aderito quasi tutti i Paesi del mondo.

La nostra attuale strategia multi-asset

Nella nostra strategia multi-asset, queste convinzioni e riflessioni si traducono in una preferenza per le azioni rispetto alle obbligazioni.

Sul fronte azionario il portafoglio è orientato ai reflation trade. Siamo sovrappesati sulle azioni europee e dei Paesi emergenti, neutrali sulle azioni USA e sovrappesati sulla small e mid cap USA. Abbiamo inoltre un sovrappeso sulle small e mid cap del Regno Unito nonché sulle banche globali. Di recente, abbiamo deciso di aumentare l'esposizione sulle azioni britanniche in GBP.

Sul fronte obbligazionario ci concentriamo sul carry, quindi siamo sovrappesati sul debito emergente poiché al momento presenta il carry più elevato nell'universo del reddito fisso. Presentiamo invece un sottopeso sui titoli di Stato, con una preferenza per le obbligazioni periferiche europee.

Siamo sovrappesati sulle materie prime.

Poiché i mercati finanziari rimangono in qualche misura vulnerabili al virus e alle sue varianti, manteniamo coperture, tra cui strategie di derivati, oro e JPY, in caso di efficacia deludente dei vaccini.

Le nostre principali convinzioni a lungo termine comprendono (1) temi che risentono della necessità di sostenibilità, (2) Paesi resilienti (attraverso azioni o indici nazionali: A-share cinesi, Dax tedesco) e (3) settori resilienti (tecnologia globale, sanità).

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