17 DIC

2018

Asset Allocation , Outlook 2019 , Stefan Keller , Asset Class

Da quali fattori dipenderà la performance dei mercati nel 2019?

Abbiamo identificato due fattori principali alla base della performance dei mercati nel 2019: l’evoluzione del mix inflazione-crescita e l’incertezza geopolitica. Ci aspettiamo che la crescita della produzione globale subisca un rallentamento pur restando al di sopra del tasso potenziale e che l’inflazione aumenti gradualmente, determinando un moderato inasprimento monetario. Alla luce di quanto accaduto nel 2018, l’incertezza geopolitica potrebbe modellare o far tremare i mercati finanziari nel 2019.

Per il 2019 ci aspettiamo un rallentamento della crescita economica superiore agli ultimi due anni, anche se in maniera graduale. In particolare, riteniamo che, con il progressivo esaurimento degli incentivi derivanti dai tagli fiscali, ci sia margine per una convergenza tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Più in dettaglio, ci aspettiamo che le ultime misure di allentamento monetario introdotte dalla Cina inizino a dare i primi frutti e mitighino gli effetti negativi del rallentamento e della guerra commerciale sui mercati emergenti. In Europa, l’accelerazione economica è deludente e meno dinamica, ma resta ancora al di sopra del suo potenziale. In questo contesto di costante crescita positiva, preferiamo le azioni alle obbligazioni e manteniamo un approccio prudente nei confronti del credito.

Con l’avanzamento del ciclo economico, i mercati del lavoro dagli Stati Uniti al Giappone, passando per Regno Unito e Germania, stanno diventando sempre più tesi, portando a una situazione che dovrebbe esercitare pressioni rialziste sui salari. L'aumento dei prezzi alla produzione e l’introduzione dei dazi doganali dovrebbero inoltre far salire i tassi di inflazione e portare a un ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti. In questa situazione, ci aspettiamo che l’inflazione continui ad aumentare in maniera graduale e non prevediamo che si arrivi al “timore dell’inflazione”. Di conseguenza, le banche centrali potrebbero rispondere solo con un moderato inasprimento della politica monetaria. Il 2019 sarà inoltre l’ultimo degli otto anni di Mario Draghi a capo della BCE e segnerà la fine del quantitative easing di qualsiasi politica monetaria.

Le incertezze geopolitiche rappresentano il rischio principale e potrebbero pesare sull'economia tanto da determinare un hard landing, invece del previsto soft landing. L’incertezza si manifesta a diversi livelli e potrebbe portare a un aumento della volatilità del mercato nel 2019. In primo luogo, a livello globale, il confronto tra Stati Uniti e Cina va certamente al di là dei problemi commerciali. Nel 2018 l’introduzione dei dazi doganali ha inciso negativamente sui mercati dei capitali in quanto in pratica va a pesare sugli utili aziendali e rallenta le economie globali a causa della minore fiducia delle imprese. In secondo luogo, l’agenda europea resterà piena di incertezze, dalla Brexit e i problemi irrisolti nel bilancio italiano allo stallo delle riforme strutturali francesi. L’elezione del Parlamento europeo a fine maggio rappresenterà un momento cruciale in quanto potrebbe segnare l'ascesa di forze populiste ed euroscettiche. Evidentemente il 2019 sarà un anno difficile per l’Europa. La buona notizia è che il sell-off registrato nel 2018 ha già ripristinato un premio al rischio azionario sia nei mercati emergenti che nell’Eurozona, in quanto le valutazioni sono scese in misura significativa. Un durevole alleggerimento politico potrebbe pertanto tradursi in una rivalutazione dei mercati azionari di queste regioni.