13 DIC

2019

David Czupryna , Notizie ESG , Punti salienti , Opinions , SRI , Argomenti

L’Unione Europea vero punto di riferimento internazionale per le attività “verdi” con l’introduzione della tassonomia

Una tassonomia delle attività verdi consentirà all'Unione europea di porre le basi per una sua leadership in questo ambito definendo senza troppa ambiguità quali attività appartengono a un'economia a basse emissioni di carbonio e invitando gli investitori a concentrarsi su di esse.

Come nel caso delle normative europee sulla protezione dei dati personali (GDRP), divenute uno standard internazionale, si può ritenere che l'influenza di questa tassonomia si estenda oltre i confini dell'Unione, ad esempio incoraggiando le imprese non europee che desiderano attrarre capitali europei a integrare queste regole nelle loro decisioni di investimento. La tassonomia rappresenta per gli operatori finanziari europei uno strumento dal grande potenziale, il cui successo dipenderà ora dalla sua applicazione in strumenti normativi concreti e dalla disponibilità dei dati necessari all'analisi da parte delle imprese.

In un momento in cui la Cina sta riducendo drasticamente i suoi investimenti verdi(1) e il governo degli Stati Uniti sta abbandonando ogni apparenza di preoccupazione per il cambiamento climatico, questa decisione dovrebbe essere applaudita senza riserve. Per raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica definiti nell'accordo di Parigi, l'Unione europea ha bisogno di 180 miliardi di euro di investimenti all'anno, in grado di generare una crescita verde. La tassonomia deve essere lo strumento di questa ambizione e deve contribuire a rafforzare ulteriormente la leadership europea in campo ambientale.

Si può effettivamente dire che la tassonomia UE stia arrivando al momento giusto per fornire il perimetro d’azione all’interno del quale inserire anche altre iniziative di più ampio respiro. Si pensi al "Green New Deal" della Commissione Von der Leyen, che mira a incanalare 1.000 miliardi di euro di investimenti verdi entro il 2030; sembra auspicabile che questi investimenti si concentrino su attività in linea con la tassonomia. Inoltre, la tassonomia può essere uno spunto di riflessione per la BCE e il suo nuovo presidente sul ruolo che una Banca Centrale può avere nella transizione energetica. Possiamo quindi immaginare (o addirittura sognare?) che la banca centrale, nel suo ruolo prudenziale, un giorno dirigerà le risorse delle banche dell'UE al di fuori di settori con elevate emissioni di gas a effetto serra, e che limiterà le sue operazioni di mercato in titoli non compatibili con la tassonomia.

Per dispiegare appieno il suo potenziale, la tassonomia dovrà trovare una concreta applicazione. A tal fine, la creazione di una etichetta europea per gli investimenti sostenibili, prevista per il 2021, sembra essere un passo essenziale. È un progetto ambizioso, che per avere un impatto effettivo dovrà essere applicato da un numero sufficiente di investitori. Senza aver la pretesa di cercare di armonizzare il già affollato settore dei marchi europei per gli investimenti sostenibili, dovrebbe concentrarsi principalmente sugli aspetti ambientali.

In linea con l'impegno dell'Unione a diventare carbon neutral, la tassonomia gioca un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico. Si concentra sugli otto settori che contribuiscono maggiormente allo sviluppo di un'economia a basse emissioni di carbonio, definendo criteri compatibili con il nostro obiettivo collettivo. A questo proposito, la tassonomia incorpora il concetto di transizione, lasciando la porta aperta ad attività ad alta intensità di carbonio, come per esempio la produzione di acciaio, ma a condizione che riducano gradualmente il loro impatto ambientale e fissando standard molto elevati.
Nonostante sia da apprezzare il tentativo di garantire una coerenza di approcci nella lotta contro il cambiamento climatico, c’è ancora strada da fare. Per esempio, a prima vista, pare che la tassonomia si limiti a un approccio minimo su altri obiettivi come la conservazione della biodiversità o la riduzione dell'inquinamento.

A cura di David Czupryna, Head of ESG Client Portfolio Management di CANDRIAM

 

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