30 GEN

2018

Macro , Argomenti

Economia globale: il 2018 sarà un anno di transizione?

A inizio 2018 la ripresa economica si è confermata sia nelle economie sviluppate sia nei Paesi emergenti. L'economia globale entra però ora in una fase più delicata: la Cina deve gestire il suo debito. Nelle economie avanzate, il decennio di espansione dei bilanci delle banche centrali volge al termine, mentre la visibilità sulla politica economica americana rimane limitata.

 

Un'economia globale più dinamica e più stabile

L'economia globale non è mai stata così dinamica dalla fine della Grande recessione. Sostenuta da una ripresa dell'attività nei Paesi esportatori di materie prime, dalla continua crescita dei Paesi emergenti asiatici e dalla ripresa dell'area euro, la crescita globale ha accelerato nettamente nel 2017 e si sta avvicinando a quota 3,6%: il livello più alto degli ultimi sei anni. Certamente questo ritmo rimane basso ben al di sotto del 5% registrato a metà anni 2000, ma nel frattempo la crisi finanziaria ha minato la crescita potenziale un po' ovunque.

A dimostrazione di questo rinnovato dinamismo, nel 2017 la crescita ha registrato un'accelerazione in oltre il 60% dei paesi, che rappresentano circa tre quarti dell'economia globale! Il FMI ha appena rivisto le sue previsioni di crescita per il 2018 e il 2019. Anche l'economia globale appare oggi più stabile: la volatilità dei tassi di crescita è diminuita drasticamente, mentre gli attuali squilibri globali si sono ridotti e, infine, nei Paesi sviluppati il debito del settore privato si è stabilizzato. I livelli di debito interno hanno tuttavia continuato a crescere nei mercati emergenti, anche se solo pochi Paesi - principalmente esportatori di materie prime - dipendono dal risparmio estero per finanziare il proprio debito.

La Cina si trova in una situazione diversa: il forte aumento del debito è l’altra faccia della medaglia di importanti risparmi interni. Il rapido incremento del debito dopo la crisi finanziaria del 2007 rappresenta tuttavia una minaccia per la stabilità finanziaria del Paese. Le autorità cinesi hanno quindi recentemente posto un freno alla crescita del credito alle imprese e stanno ora tentando di ridimensionare l'aumento dei prestiti alle famiglie, continuando nel contempo a promuovere il passaggio verso una crescita trainata dai consumi. 

 Sources : FMI, Candriam

 

Stati Uniti: numerose incognite persistono

Dopo un rallentamento verso l'1,5% nel 2016, la crescita ha nuovamente accelerato e, nel 2017, dovrebbe essere prossima al 2,3%, ossia al livello medio dal 2010. In particolare, gli investimenti delle imprese hanno  ripreso a crescere e la relativa stabilità del tasso di cambio del dollaro, unita alla forte domanda globale, dovrebbero continuare a sostenere le esportazioni.  La spesa delle famiglie, tuttavia, resterà fondamentale per il miglioramento della crescita. Fortunatamente, rispetto al periodo della crisi, la situazione finanziaria delle famiglie ha registrato un miglioramento. In particolare, con l'economia che si avvicina alla piena occupazione, il ritmo degli aumenti salariali dovrebbe registrare una leggera ripresa e consentire una crescita del reddito sufficiente a consentire un miglioramento costante dei consumi. 

L'incognita principale consiste nel risultato delle restanti scadenze fiscali: la riforma fiscale (tagli fiscali e Jobs Acts, TCJA) è stata approvata, ma gli Stati Uniti non hanno ancora votato un bilancio per l'anno fiscale 2018 e il tetto del debito non è stato ancora incrementato. E’ improbabile che la riforma fiscale stimoli di molto l’attività,mentre il sostegno ciclico fornito dalle spese federali nel 2018 potrebbe assumere una rilevanza maggiore. Con uno stimolo fiscale moderato, la crescita supererebbe quest'anno il 2,5%. Le crescenti tensioni sul mercato del lavoro dovrebbero indurre la Federal Reserve a proseguire la normalizzazione della sua politica monetaria.

 

Area euro: una solida ripresa

L’attività economica è migliorata in tutta l’area dell’euro. Sebbene la crescita sia stata trainata principalmente dalla domanda interna, la recente  accelerazione è dovuta anche a un miglioramento del commercio esterno. Le esportazioni continueranno a beneficiare del dinamismo della domanda globale. Dopo il netto calo registrato durante la crisi, gli investimenti nel settore immobiliare si sono ripresi e gli investimenti nelle attrezzature sono stati sostenuti dal miglioramento delle prospettive di crescita della domanda e dalla sollecitazione delle capacità produttive. Il netto miglioramento del mercato del lavoro ha spinto la fiducia delle famiglie ai massimi dall'inizio degli anni 2000 e la spesa dei consumatori sta crescendo ormai al ritmo precedente alla crisi. 

Nel complesso l'attività económica ha tutte le ragioni per continuare a crescere a un ritmo prossimo al 2,5%.

In questo contesto, la BCE ha annunciato che ridurrà il ritmo del suo programma di acquisto di asset e ha anche accennato al fatto che aumenterà i tassi “ben oltre” il termine della propria politica di quantitative easing. Dopo un 2017 appesantito da elezioni importanti (nei Paesi Bassi, in Francia e in misura minore anche in Germania), le incertezze politiche sembrano essere leggermente rientrate.

Ovviamente, il rischio politico non è  venuto meno: a inizio marzo si terranno in Italia le elezioni generali e sarà difficile la formazione di un chiaro governo di maggioranza. I negoziati sulla Brexit sono lungi dall'essere in dirittura d’arrivo. Benché sia stato compiuto un primo passo importante con la pubblicazione di un documento congiunto della Commissione europea e del governo britannico che delinea una soluzione sul futuro dei cittadini nel Regno Unito - e viceversa – sulle spese del “divorzio” a carico del Regno Unito e sulla frontiera con l’Irlanda, restano irrisolte le questioni spinose sulla natura dei rapporti commerciali futuri tra l'Unione europea e il Regno Unito… Ad oggi, l’area euro è comunque dotata degli strumenti per una migliore gestione di tali rischi.