Negli ultimi giorni la volatilità dei mercati azionari è stata accompagnata da una pesante contrazione dei volumi. Lo slancio dell’economia mondiale sembra poggiare su solide basi e ha spinto a revisioni consensuali rialziste, mentre le pressioni inflazionistiche rimangono sottotono. A nostro giudizio, questo potrebbe indurre a conservare la massima prudenza nell’apportare correzioni ai bilanci e - ancor più - ai livelli dei tassi d’interesse di riferimento, essendo le banche centrali ben consapevoli dei timori dei mercati: un errore di politica monetaria provocherebbe una stretta delle condizioni finanziarie. In un quadro segnato da un’elevata incidenza del rischio (geo)politico, anche negli Stati Uniti, le banche centrali dovrebbero evitare di acuire le incertezze.
La riunione annuale delle banche centrali a Jackson Hole, nel Wyoming, ha confermato la nostra analisi; Janet Yellen non ha infatti segnalato eccessi dei mercati finanziari né lasciato intendere possibili ripercussioni sulla ventura politica economica Fed per i timori relativi alla stabilità finanziaria.
Nelle prossime settimane seguiremo con attenzione le sedute delle banche centrali e gli sviluppi politici sulle due sponde dell’Atlantico.
La nostra attuale strategia d’investimento sui fondi tradizionali:
Legenda
grigio : nessun cambiamento
blu : cambiamento
AZIONI E OBBLIGAZIONI
Manteniamo un sovrappeso sulle azioni e siamo negativi nei confronti delle obbligazioni, pur mantenendo una duration short:
- Le dinamiche espansionistiche globali sono ben incamminate. Quest’anno e il prossimo anno le prospettive di crescita per l’economia mondiale appaiono saldamente ancorate sopra il 3%, mentre le pressioni inflazionistiche restano modeste.
- Gli ultimi dati confermano un’espansione superiore al potenziale sia nell’eurozona che in Giappone, mentre gli Stati Uniti stanno archiviando la fase di debolezza attraversata nella prima parte dell’anno.
- I mercati emergenti beneficiano di fattori positivi quali la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, il deprezzamento dell’USD e una riduzione delle pressioni inflazionistiche, per esempio in Brasile, India e Russia.
- In tale contesto, concentriamo il posizionamento regionale del portafoglio su area euro, Giappone e mercati emergenti.
- Le banche centrali abbandoneranno l’orientamento accomodante solo in modo graduale:
- I resoconti più recenti delle riunioni di politica monetaria delle banche centrali rivelano le difficoltà nell’affrontare il problema dell’inflazione. Il vertice a Jackson Hole ha confermato che il percorso di rimozione delle misure di sostegno sarà graduale.
- La BCE dovrebbe dar seguito all’annunciato tapering dopo l’estate, in linea con la solidità economica nella regione, ma terrà conto anche del recente apprezzamento della moneta unica.
- Le azioni godono di una valutazione relativa attraente rispetto al credito.
- I principali rischi per i mercati azionari rimangono di ordine politico e sono passati dall'Europa agli Stati Uniti:
- Il rischio italiano a medio termine all'orizzonte appare gestibile ed è già stato scontato dai mercati.
- Le elezioni tedesche non dovrebbero modificare significativamente le prospettive del continente.
- Nel Regno Unito, i negoziati sulla "Brexit" procedono a passo d'uomo.
- Negli Stati Uniti, il rischio di un ritardo legislativo nell’approvazione delle politiche pro-crescita si è ulteriormente accentuato. La perdita del sostegno dei CEO, amplificata dai media, il fallimento della riforma sanitaria al Congresso e l’escalation delle tensioni fra Donald Trump e il suo stesso partito denunciano la confusione presente alla Casa Bianca, offuscando ulteriormente l’immagine dei Repubblicani. Rileviamo un notevole ridimensionamento, nel prossimo futuro, delle aspettative di una schiarita sulle questioni sia interne che internazionali.
STRATEGIA PER I TITOLI AZIONARI REGIONALI
- Rimaniamo favorevoli rispetto ai titoli azionari dell'area euro. I dati del PIL del secondo trimestre confermano l’espansione economica in atto, più forte e geograficamente in fase di ampliamento. I toni accomodanti e prudenti della banca centrale e le robuste dinamiche degli utili aziendali spiegano l’appeal degli attivi rischiosi di questa regione. Il recente rafforzamento dell’EUR ha penalizzato la sovraperformance delle azioni dell’UME e conferma che la regione non è più afflitta da un grave eccesso di rischio politico.
- Manteniamo un sottopeso sui titoli azionari Europe ex-EMU, in particolare sul Regno Unito. Le incertezze sulla situazione politica nel Regno Unito, i negoziati sulla "Brexit" e l'impatto sull'economia ci portano a evitare la regione. La riconfermata debolezza del cambio potrebbe offrire un sollievo temporaneo per le aspettative di crescita degli utili.
- Manteniamo la nostra valutazione neutrale sulle azioni statunitensi. L’ottimismo post-elettorale delle famiglie e delle imprese ha favorito i mercati azionari statunitensi, ma sulle annunciate politiche pro-crescita e di stimolo fiscale grava un elevato rischio di esecuzione. Il fallimento della riforma sanitaria, le prese di distanza dei Repubblicani dagli ultimi commenti del presidente Trump e l’affievolirsi del sostegno dei CEO rappresentano segnali di allarme.
- Manteniamo un'esposizione sovrappesata sui titoli azionari giapponesi. Una crescita globale più forte e un mix di politica interna accomodante sono i principali propulsori della performance. Si rafforza la nostra convinzione che la BoJ non seguirà le altre banche centrali nella scelta di una stretta alla politica monetaria in tempi brevi, e ciò dovrebbe finire per indebolire il JPY.
- Manteniamo un sovrappeso sui titoli azionari dei mercati emergenti. Beneficiano di valutazioni attraenti in un contesto di crescita globale robusto. Quest’anno la Cina non dovrebbe innescare un rischio sistemico e gli ultimi dati alquanto favorevoli stanno spingendo il FMI a rivedere al rialzo le sue aspettative di crescita di medio termine (in media dal 6,0% al 6,4% negli anni dal 2017 al 2021). Inoltre questa relativa stabilità economica e politica rafforzata dal suo approccio sistematico di lungo periodo giustifica in parte la nostra posizione di sovrappeso nei mercati emergenti. Continuiamo a seguire con attenzione il settore IT/Tecnologia, che ha contribuito per oltre il 50% ai rendimenti del primo semestre.
STRATEGIA PER LE OBBLIGAZIONI
- Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short. Nel medio periodo prevediamo una nuova crescita dei tassi e delle obbligazioni, trainata dalla stretta della Fed e dalle potenziali imminenti pressioni inflazionistiche. Prevediamo un aumento dei salari e uno stimolo potenziale che spingano l'inflazione al rialzo, sebbene dovrà passare più tempo del previsto affinché ciò avvenga. Le potenziali misure protezionistiche negli Stati Uniti restano un’incognita (nuovi negoziati NAFTA, Cina).
- Continuiamo a diversificare evitando titoli di Stato a rendimento minimo:
- Abbiamo una visione neutrale sul credito con una contrazione degli spread significativa e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari che potrebbero erodere la performance.
- Abbiamo una diversificazione nelle obbligazioni indicizzate all'inflazione.
- Manteniamo il sovrappeso sul debito dei mercati emergenti con l'allentamento monetario in atto che costituisce un sostegno importante.
- Siamo prossimi a un'esposizione neutra dell'high yield.
- Nel mercato valutario, manteniamo una sovraesposizione ridotta all’USD poiché la parità EUR/USD ha sfondato i principali livelli di resistenza.





