La prima metà di agosto è stata caratterizzata da un’impennata della volatilità, seguita tuttavia da un rapido recupero. La Corea del Nord ha innescato l’ondata di vendite di attivi rischiosi, ma in assenza di azioni militari imminenti i mercati hanno recuperato rapidamente parte delle perdite. Negli Stati Uniti, il rischio di ritardi legislativi nelle politiche pro-crescita si è ulteriormente accentuato dopo che alcuni deputati repubblicani hanno preso le distanze dagli ultimi commenti del presidente Trump. A nostro modo di vedere, i recenti sviluppi mostrano con chiarezza che politica e geopolitica rappresentano i due maggiori rischi d’investimento con i quali dobbiamo confrontarci. Considerando la crescita globale saldamente ancorata sopra il 3% e un’inflazione ancora sottotono, la crescita degli utili societari dovrebbe rafforzarsi mentre si riduce il rischio di un rialzo marcato dei rendimenti obbligazionari. Il Giappone è un caso emblematico. In termini annualizzati, nel T2 la crescita economica giapponese sopravanza quella statunitense e dell’eurozona. Con un tasso del 2,1% a/a, si colloca nettamente sopra il suo potenziale (0,75%), favorendo in tal modo l’obiettivo del superamento della deflazione che la BoJ persegue attraverso gli acquisti continuativi di titoli. Oltre a beneficiare del solido contesto economico, sul fronte sia interno che internazionale, che consente una crescita apprezzabile degli utili, gli investimenti nella piazza azionaria giapponese non sono ancora esposti al problema del sovraffollamento. I maggiori rischi per le azioni giapponesi vengono dalle difficoltà politiche del premier Abe (che è intervenuto con un rimpasto di governo nell’intento di rinsaldare il livello del consenso) e dai rischi geopolitici in grado di rafforzare il JPY.
Questa settimana seguiremo con attenzione la riunione delle banche centrali a Jackson Hole.
La nostra attuale strategia d’investimento sui fondi tradizionali:
Legenda
grigio : nessun cambiamento
blu : cambiamento
AZIONI E OBBLIGAZIONI
Manteniamo un sovrappeso sulle azioni e siamo negativi nei confronti delle obbligazioni, pur mantenendo una duration short:
- Le dinamiche espansionistiche globali sono ben incamminate. Quest’anno e il prossimo anno le prospettive di crescita per l’economia mondiale appaiono saldamente ancorate sopra il 3%, mentre le pressioni inflazionistiche restano modeste.
- Gli ultimi dati confermano un’espansione superiore al potenziale sia nell’eurozona che in Giappone, mentre gli Stati Uniti stanno archiviando la fase di debolezza attraversata nella prima parte dell’anno.
- I mercati emergenti beneficiano di fattori positivi quali la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, il deprezzamento dell’USD e una riduzione delle pressioni inflazionistiche, per esempio in Brasile, India e Russia.
- In tale contesto, concentriamo il posizionamento regionale del portafoglio su area euro, Giappone e mercati emergenti.
- Le banche centrali abbandoneranno l’orientamento accomodante solo in modo graduale:
- I resoconti più recenti delle riunioni di politica monetaria delle banche centrali rivelano le difficoltà nell’affrontare il problema dell’inflazione. L’attenzione si focalizzerà probabilmente sulla gestione/riduzione delle voci di bilancio anziché sui tassi d’interesse.
- La BCE dovrebbe dar seguito all’annunciato tapering dopo l’estate, in linea con la solidità economica nella regione, ma terrà conto anche del recente apprezzamento della moneta unica.
- Le azioni godono di una valutazione relativa attraente rispetto al credito.
- I principali rischi per i mercati azionari rimangono di ordine politico e sono passati dall'Europa agli Stati Uniti:
- Il rischio italiano a medio termine all'orizzonte appare gestibile ed è già stato scontato dai mercati.
- Le elezioni tedesche non dovrebbero modificare significativamente le prospettive del continente.
- Nel Regno Unito, i negoziati sulla "Brexit" procedono a passo d'uomo.
- Negli Stati Uniti, il rischio di un ritardo legislativo nell’approvazione delle politiche pro-crescita si è ulteriormente accentuato. La perdita del sostegno dei CEO, amplificata dai media, e il fallimento della riforma sanitaria al Congresso denunciano la confusione alla Casa Bianca, offuscando ulteriormente l’immagine dei Repubblicani. Un allentamento delle tensioni geopolitiche sarebbe auspicabile. Rileviamo tuttavia un notevole ridimensionamento, nel prossimo futuro, delle aspettative di una schiarita sulle questioni sia interne che internazionali.
STRATEGIA PER I TITOLI AZIONARI REGIONALI
- Rimaniamo favorevoli rispetto ai titoli azionari dell'area euro. I dati del PIL del secondo trimestre confermano l’espansione economica in atto, più forte e geograficamente in fase di ampliamento. Un'espansione economica in corso più robusta e più ampia geograficamente, una banca centrale accomodante e un momentum sugli utili delle società robusto sostengono l'attrattiva degli asset rischiosi della regione. Il recente rafforzamento dell’EUR ha penalizzato la sovraperformance delle azioni dell’UME e conferma che la regione non è più afflitta da un grave eccesso di rischio politico.
- Manteniamo un sottopeso sui titoli azionari Europe ex-EMU, in particolare sul Regno Unito. Le incertezze sulla situazione politica nel Regno Unito, i negoziati sulla "Brexit" e l'impatto sull'economia ci portano a evitare la regione. La riconfermata debolezza del cambio potrebbe offrire un sollievo temporaneo per le aspettative di crescita degli utili.
- Manteniamo la nostra valutazione neutrale sulle azioni statunitensi. L’ottimismo post-elettorale delle famiglie e delle imprese ha favorito i mercati azionari statunitensi, ma sulle annunciate politiche pro-crescita e di stimolo fiscale grava un elevato rischio di esecuzione. Il fallimento della riforma sanitaria, le prese di distanza dei Repubblicani dagli ultimi commenti del presidente Trump e l’affievolirsi del sostegno dei CEO rappresentano segnali di allarme.
- Manteniamo un'esposizione sovrappesata sui titoli azionari giapponesi. Una crescita globale più forte e un mix di politica interna accomodante sono i principali propulsori della performance. Si rafforza la nostra convinzione che la BoJ non seguirà le altre banche centrali nella scelta di una stretta alla politica monetaria in tempi brevi, e ciò dovrebbe finire per indebolire il JPY.
- Restiamo sovraesposti alle azioni dei mercati emergenti, favorite da valutazioni interessanti in un contesto di solida crescita globale. Quest’anno la Cina non dovrebbe innescare un rischio sistemico e gli ultimi dati alquanto favorevoli stanno spingendo il FMI a rivedere al rialzo le sue aspettative di crescita di medio termine (in media dal 6,0% al 6,4% negli anni dal 2017 al 2021). Continuiamo a seguire con attenzione il settore IT/Tecnologia, che ha contribuito per oltre il 50% ai rendimenti del primo semestre.
STRATEGIA PER LE OBBLIGAZIONI
- Manteniamo il sottopeso sulle obbligazioni e una duration short. Nel medio periodo prevediamo una nuova crescita dei tassi e delle obbligazioni, trainata dalla stretta della Fed e dalle potenziali imminenti pressioni inflazionistiche. Prevediamo un aumento dei salari e uno stimolo potenziale che spingano l'inflazione al rialzo, sebbene dovrà passare più tempo del previsto affinché ciò avvenga. Le potenziali misure protezionistiche negli Stati Uniti restano un’incognita (nuovi negoziati NAFTA, Cina).
- Continuiamo a diversificare evitando titoli di Stato a rendimento minimo:
- Abbiamo una visione neutrale sul credito con una contrazione degli spread significativa e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari che potrebbero erodere la performance.
- Abbiamo una diversificazione nelle obbligazioni indicizzate all'inflazione.
- Manteniamo il sovrappeso sul debito dei mercati emergenti con l'allentamento monetario in atto che costituisce un sostegno importante.
- Siamo prossimi a un'esposizione neutra dell'high yield.
- Nel mercato valutario, manteniamo una sovraesposizione ridotta all’USD poiché la parità EUR/USD ha sfondato i principali livelli di resistenza.





