Di recente l’escalation delle tensioni geopolitiche fra gli Stati Uniti e la Corea del Nord ha innescato un picco di volatilità, una correzione dei mercati azionari, una riduzione dei tassi d’interesse e un balzo delle quotazioni aurifere. Questo atteggiamento di avversione al rischio è tuttavia lontano dal provocare una situazione di panico, essendo pochi gli indici azionari vicini ai loro livelli principali di supporto.
Questo scenario non modifica la nostra visione di fondo che prevede la continuazione dell’espansione globale, trainata dall’eurozona. Tuttavia, le azioni europee non hanno beneficiato di questa sovraperformance economica a causa del recente apprezzamento dell’euro che ha già indebolito le revisioni degli utili. Prevediamo comunque una stabilizzazione del tasso di cambio EUR/USD, sostenuto dalla divergenza tra le politiche monetarie della Federal Reserve USA e della BCE, che dovrebbe innescare un certo aumento dei rating attribuiti alle azioni dell’eurozona. Manteniamo la preferenza per le azioni italiane e le small cap UME in quanto relativamente immuni dall’apprezzamento della valuta, grazie alla loro solida esposizione interna.
Nelle prossime settimane seguiremo con attenzione gli sviluppi geopolitici, gli avvenimenti politici nel Regno Unito e negli Stati Uniti, come anche la riunione delle banche centrali a Jackson Hole.
La nostra attuale strategia d’investimento sui fondi tradizionali:
Legenda
grigio : nessun cambiamento
blu : cambiamento
AZIONI E OBBLIGAZIONI
Siamo leggermente sovrappeso sulle azioni e rimaniamo pessimisti sulle obbligazioni, conservando una duration breve:
- Le dinamiche espansionistiche globali sono ben incamminate.
- Gli ultimi dati hanno confermato che la ripresa europea procede secondo le previsioni e nel biennio 2017-18 sta generando una crescita superiore a quella tendenziale.
- Il flusso di notizie economiche provenienti dagli Stati Uniti sta assumendo toni più positivi, mentre i mercati emergenti stanno beneficiando di un notevole dinamismo e dell’indebolimento del dollaro USA.
- In questo scenario, concentriamo il posizionamento regionale del nostro portafoglio sui mercati dell’eurozona, del Giappone e dei paesi emergenti.
- Le politiche monetarie dovrebbero restare divergenti sulle due sponde dell’oceano Atlantico:
- Riteniamo che gli investitori siano troppo ottimisti sulle politiche correttive della Fed, mentre si muovono con una prudenza molto maggiore sull’impatto delle decisioni della BCE. Nonostante l’annuncio di una possibile riduzione dei suoi interventi, il prossimo anno la BCE continuerà a espandere il suo bilancio. Al contempo, la Fed potrebbe invece iniziare a ridimensionare il suo bilancio dall’ottobre 2017 e accelerare il passo nel corso del 2018. La riunione di questo mese a Jackson Hole dovrebbe schiarire la situazione.
- Le azioni presentano una valutazione relativa interessante rispetto al credito.
- I temi politici si confermano le fonti principali di rischio per i mercati azionari, ora più negli Stati Uniti che in Europa:
- difficilmente le elezioni generali italiane si terranno nel 2017. Il rischio italiano a medio termine sembra gestibile ed è già scontato dai mercati.
- Nel Regno Unito, i negoziati sulla “Brexit” procedono a fatica.
- Le paure protezionistiche si sono allentate, senza tuttavia svanire del tutto. Le tensioni geopolitiche in Siria, Corea del Nord, Russia e forse anche in Iran accentuano le problematicità.
- Negli Stati Uniti, dopo la fallita riforma sanitaria, il bilancio e la riforma fiscale saranno centrali nel 2018 per restituire credibilità alla presidenza di Donald Trump. I ritardi nei tempi di attuazione degli stimoli fiscali continuano ad alimentare l’incertezza.
STRATEGIA PER I TITOLI AZIONARI REGIONALI
- Restiamo ottimisti sulle azioni dell’eurozona. L’espansione economica in atto, più forte e geograficamente in fase di ampliamento, i toni accomodanti e prudenti della banca centrale e le robuste dinamiche degli utili aziendali spiegano l’appeal degli attivi rischiosi di questa regione. Tuttavia, le previsioni di crescita degli utili sono già state riviste al ribasso poiché l’apprezzamento della moneta unica potrebbe nuocere agli esportatori europei, anche se il vigore della domanda interna dovrebbe offrire un sostegno. Restiamo ottimisti sulle azioni italiane e conserviamo inoltre le posizioni attive sulle banche. La brusca flessione del premio al rischio politico europeo e i recenti salvataggi bancari stanno restituendo la fiducia.
- Conserviamo una posizione sottopesata in Europa (ex-EMU), soprattutto nel Regno Unito. Le incertezze sul quadro politico d’oltre-Manica, i negoziati sulla “Brexit” e le sue ripercussioni sull’economia ci spingono a rimanere assenti dalla regione. I fondamentali interni si stanno indebolendo e permane il rischio di ribasso.
- Manteniamo la nostra valutazione neutrale sulle azioni statunitensi. La fase di debolezza degli Stati Uniti potrebbe essere ormai archiviata. I segnali economici hanno infatti iniziato a tornare positivi dai livelli negativi estremi. Permane tuttavia, a nostro parere, un rischio di esecuzione nella realizzazione degli stimoli fiscali attesi; continueremo a seguire i prossimi interventi del legislatore.
- Deteniamo una posizione di sovrappeso sulle azioni giapponesi. Il consolidamento della crescita globale e il valido mix di politiche interne sono fra i maggiori volani della performance. Inoltre, la BoJ ha confermato la sua politica monetaria fortemente accomodante che favorisce l’indebolimento del JPY. Il recente rimpasto di governo ha fermato l’emorragia di consensi patita dal premier Abe.
- Restiamo sovraesposti alle azioni dei mercati emergenti che beneficiano di valutazioni interessanti in uno scenario di robusta crescita globale. La debolezza dell’USD oltre che degli Stati Uniti ha sostenuto questa regione, che ha sovraperformato la media di mercato. Le correzioni al bilancio Fed potrebbero acuire le incertezze sui mercati emergenti, ma il ciclo globale e le politiche monetarie domestiche di stampo accomodante dovrebbero garantire un sostegno.
STRATEGIA PER LE OBBLIGAZIONI
- Confermiamo la nostra sottoponderazione obbligazionaria e la duration breve. Riteniamo che la flessione dei tassi d’interesse sia correlata alla recente assunzione di una posizione avversa al rischio e prevediamo di conseguenza un nuovo progresso dei rendimenti sovrani in Europa e negli Stati Uniti a medio termine, grazie alla stretta della Fed e alle potenziali imminenti pressioni inflazionistiche. Riteniamo che l’aumento dei salari e gli stimoli potenziali sosterranno la crescita dell’inflazione, benché potrebbero impiegare più tempo del previsto.
- Continuiamo a diversificare a fronte dei rendimenti bassi dei titoli di Stato:
- Abbiamo una visione neutrale sul credito con una contrazione degli spread significativa e un potenziale aumento dei rendimenti obbligazionari che potrebbero erodere la performance.
- Deteniamo un mix diversificato di obbligazioni indicizzate all’inflazione.
- Manteniamo la sovraesposizione sul debito dei mercati emergenti, poiché l’allentamento monetario in atto offre un aiuto importante.
- Siamo quasi neutrali sul segmento high yield: abbiamo rivisto al ribasso i nostri obiettivi di spread, l’effetto duration è meno negativo e il carry resta interessante.
- Nel mercato valutario, manteniamo una sovraesposizione ridotta all’USD poiché la parità EUR/USD ha sfondato i principali livelli di resistenza.





