Donald Trump ha un piano infrastrutturale significativo
Trump ha annunciato uno sforzo infrastrutturale pari a 1 miliardo di USD in 10 anni. In base alle informazioni disponibili, il piano è destinato a essere neutro sul piano del deficit: le società private potrebbero godere di un credito d'imposta per finanziare progetti infrastrutturali e le società assumerebbero la parte equity dei progetti (dei 167 miliardi di USD, 1 trilione di USD sarebbe destinato investimenti azionari, il resto sarebbe finanziato dal debito contratto dal settore privato). Ciò implicherebbe che tali infrastrutture nuove sarebbero detenute e gestite privatamente.
Ciò potrebbe significare 100 miliardi di USD di ulteriore spesa in infrastrutture all'anno per i prossimi 10 anni e dovrebbe innescare un incremento una tantum della domanda interna aggregata per +0,5% del PIL. Alla luce dell'intervallo di tempo, tale supporto dovrebbe riflettersi soprattutto a decorrere dalla fine del 2017.
Dal punto di vista fiscale, Trump ha annunciato un enorme stimolo fiscale "alla Reagan".
Trump ha promesso un taglio delle tasse pari a 4,4 miliardi di dollari in 10 anni. Più specificamente ha promesso di ridurre il numero di fasce dell'imposta sul reddito delle persone fisiche da 7 a 3 (12%, 25% e 33%). Tale misura - la più onerosa - andrebbe a vantaggio soprattutto della fascia di popolazione più agiata pari all'1%. Occorre notare, tuttavia, che anche se gli importi in gioco sono di minore entità, altre misure proposte dovrebbero beneficiare un pubblico più vasto, come ad esempio la detrazione dalle tasse della spesa media per i servizi di custodia, generando un risparmio fiscale non soggetto a imposizione per i servizi di custodia rivolti a figli o genitori anziani (le famiglie a basso reddito, in particolare, potrebbero trarre vantaggio da un contributo pari a 500 USD sul conto bancario).
Oltre ai tagli d'imposta sul reddito delle persone fisiche, Donald Trump si è anche impegnato a ridurre l’aliquota dell’imposta sulle società dal 35% al 15%, colmando al contempo alcune lacune.
Come si finanzierà il piano di taglio delle tasse?
Donald Trump ha presentato il suo piano come "neutrale dal punto di vista del deficit":
- generazione probabile di 1.800 miliardi di dollari grazie a introiti superiori generati da una crescita più elevata dovuta ai tagli delle tasse.
- Altri $ 1.800 miliardi di USD dovrebbero essere generati da un ulteriore impulso alla crescita propugnato dal resto del suo programma economico (investimenti infrastrutturali, misure in materia di energia e commercio...).
- Sul versante della spesa, ci dovrebbe essere un risparmio di 800 miliardi di USD di denaro pubblico grazie al cosiddetto "penny plan": vale a dire un taglio annuale sul Dipartimento della difesa e sulla spesa discrezionale pari a 1 centesimo per ogni dollaro speso.
Perché il piano fiscale sia neutrale dal punto di vista del deficit, non solo il Penny plan deve essere attuato efficacemente (non un impresa facile!), ma il tasso di crescita dell'economia dovrà registrare una media del 3,5% nel corso dei prossimi 10 anni. Sarà difficile vincere la partita, a meno che non avvenga un'importante inversione delle tendenze sia del tasso di partecipazione che della produttività (gli interessati ai numeri potranno esaminare maggiori dettagli sul nostro sito internet).
Naturalmente la questione aperta è capire se dopo la vittoria di Donald Trump il Congresso rimarrà fiscalmente conservatore come in passato. Se così fosse, sarà improbabile convenire a un accordo "a 360 gradi" sul piano fiscale di Trump, poiché ciò genererebbe nel prossimo decennio il rischio di un significativo deterioramento del saldo di bilancio. Qualora il Congresso propendesse per un atteggiamento meno conservativo, ciò potrebbe sfociare in una politica alla Reagan...e a un aumento del deficit pubblico registrato durante la presidenza Reagan.
Su cosa ne sarà delle altre proposte di Donald Trump non vi è certezza
Va ricordato che Donald Trump ha promesso di agire nei primi 100 giorni della sua presidenza sia sul fronte commerciale che dell'immigrazione.
- In materia di immigrazione, le misure proposte sono state ampiamente commentate. Riteniamo che il Congresso sia ancora reticente nell'approvare la maggior parte di esse, tanto più che potrebbero essere combattute da numerose lobby aziendali.
- La questione del commercio internazionale potrebbe essere la più problematica dal momento che in materia il presidente sembra avere "mano libera": secondo molti specialisti in commercio internazionale, il presidente potrebbe, ad esempio, da solo, far uscire gli Stati Uniti dal NAFTA con un preavviso di soli 6 mesi! Senza spingersi verso tali estremi, la tentazione di adottare rapidamente misure visibili in materia commerciale può essere alta, essendo questa la via più semplice per dimostrare che il Presidente sta tenendo fede alle promesse.
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by Florence Pisani, Global Head of Economic Research
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